Sciatica!

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“ho la sciatica” “m’è venuta la sciatica” “c’ho un dolore tipo sciatica”.

La sciatica ormai è più temuta dell’agenzia delle entrate!

Ma cosa significa “sciatica”? Siamo sicuri di quello che diciamo quando pronunciamo la fatidica frase “ho la sciatica”?

Innanzitutto, la parola “sciatica” indica la sciatalgia, ovvero il dolore relativo al nervo ischiatico (o nervo sciatico).

Piccolo richiamo di anatomia:

il nervo sciatico origina dalle radici nervose che fuoriescono dalla quarta vertebra lombare fino alla terza vertebra sacrale.

Dal punto di vista motorio, innerva una parte dei muscoli extrarotatori dell’anca, tutti i muscoli della parte posteriore della coscia e, dopo essersi diviso in due all’altezza del ginocchio, tutti i muscoli della zona antero-laterale e posteriore della gamba e del piede.

Dal punto di vista sensitivo, invece, innerva tutta la cute della gamba (in anatomia, con il termine “gamba” si intende la porzione di arto inferiore che va dal ginocchio al piede).

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decorso del nervo sciatico

Quindi…cosa succede quando abbiamo la sciatica?

Teoricamente, significa che qualcosa ha stuzzicato il nervo sciatco che se ne stava lì tranquillo. E il risultato di questa stimolazione è la sciatica, che avrà un sintomo localizzato nella zona di innervazione.

I motivi della sciatica sono tantissimi: alcuni facilmente risolvibili, altri che vanno affrontati con una chirurgia.

In osteopatia, attraverso la diagnostica differenziale e la lettura delle immagini radiografiche o di risonanza, si cerca di capire se la sciatica è legata ad un motivo meccanico o meno.

Ci sono una serie di segni e sintomi che portano senza alcun dubbio in una direzione ed altri che, allo stesso modo, porteranno verso un’altra direzione.

Così come abbiamo fatto differenziando artrosi ed artrite in questo articolo, oggi faremo una differenziazione tra la sciatica che può essere affrontata dall’osteopatia e quella invece che necessita di approfondimenti.

Per cercare di capire meglio, mi affiderò alla distinzione tra “sciatica osteopatica” e “sciatica non osteopatica” elaborata da Alain Bernard, fondatore della scuola di osteopatia EOP di Roma.

Prima di entrare nella descrizione pratica di come si può capire se una sciatica è di competenza osteopatica o meno, è necessario riassumere in breve le situazioni che possono portare il nervo sciatico a soffrire.

Un nervo è una struttura molto delicata e suscettibile. Ad esempio, uno spasmo dei muscoli vertebrali (dovuto ad una postura sbagliata od a un movimento sbagliato che si somma rapidamente ad una situazione cronica) creerà una stasi sanguigna che potrà comprimere il nervo nella sua fuoriuscita dalle vertebre. ATTENZIONE! Quando si parla di “stasi” non pensate a edemi giganteschi. Dovete immaginare piccolissimi edemi, ma che possono influenzare lo stato di una struttura delicatissima come quella del nervo.

Anche un accorciamento fasciale (presto parleremo di questa benedetta fascia…) può intrappolare o stuzzicare in modo negativo il nervo.

Ci possono anche essere tensioni fasciali riferibili agli organi interni e tensioni dovute a vecchi traumi che hanno modificato il modo di lavorare di alcune articolazioni.

Oppure ci può essere una vera e propria compressione della radice del nervo sciatico dovuta ad una situazione relativa al disco intervertebrale.

Ma vediamo come distinguere le varie situazioni.

Innanzitutto, il primo segno che può essere discriminante è quello legato ai riflessi ed alla forza muscolare.

Per quanto sia dolorosa, nessuna sciatica osteopatica potrà diminuire in modo evidente la forza muscolare o i riflessi tendinei (il riflesso tendineo è quello che si evoca colpendo con il martelletto medico un tendine).

Ad esempio, si potrà chiedere al paziente di mettersi sulla punta dei piedi e di rimanerci per qualche secondo. Una sciatica VERA, ossia legata ad una compressione importante del nervo da parte di un’ernia, non riuscirà a raggiungere e tantomeno a mantenere questa posizione.

I riflessi tendinei, risulteranno ridottissimi nella sciatica vera e normali nella sciatica osteopatica.

Se analizziamo il dolore, troveremo due differenze: una di localizzazione e l’altra che riguarda la modificabilità del dolore.

Una sciatica osteopatica ha spesso una localizzazione parziale del dolore: il gluteo e la coscia, oppure la coscia e la gamba.

La sciatica da compressione si presenterà con TUTTO IL PERCORSO del nervo che risulterà sintomatico.

La modificabilità riguarda la possibilità che il sintomo doloroso sia influenzato dal movimento o dalle posizioni.

In una sciatica vera, il dolore sarà inestinguibile e nessuna posizione potrà ridurlo. Inoltre, non ci sarà grande differenza tra muoversi o stare fermi.

Nella sciatica osteopatica esisteranno posizioni che potranno ridurre, e talvolta abolire, il dolore.

Il movimento potrà invece portare modificazioni e questo ci indirizzerà in modo marcato.

Questa distinzione è OVVIAMENTE semplificata per ragioni di comprensibilità!

Un esempio alla Scrocknroll per capire la differenza tra le due situazioni può essere, in modo grossolano, quello del tubo di gomma per annaffiare i fiori.

Se sopra al tubo di gomma mettiamo un sasso di dimensioni medio-piccole, il flusso dell’acqua non sarà impedito. Potremo comunque spostare il tubo e la funzione non sarà alterata, o perlomeno non in modo evidente. Anzi, muovendolo si potrebbe riuscire a far cadere il sasso e quindi a rimuovere l’ostacolo.

Se invece ci mettiamo una pietra molto pesante e molto ingombrante, la situazione sarà diversa.

Innanzitutto il flusso d’acqua sarà drasticamente ridotto: quindi non si potrà annaffiare agevolmente e velocemente tutto il giardino.

Poi non si potrà muovere il tubo e spostarlo, per cui potrebbero eserci zone del nostro giardino che non verranno annaffiate. Con il risultato di veder seccare le piante.

In questo caso sarà fondamentale rimuovere al più presto la pietra per evitare che possa compromettere in modo definitivo la struttura del tubo di gomma.

Tutto chiaro?

Avete dei dubbi?

Per concludere, vi dico che l’approccio osteopatico, basato su una triade diagnostica fatta di anamnesi, osservazione e test, è in grado di poter capire in quasi tutti i casi se si è di fronte ad una situazione che può essere affrontata in sicurezza o se sono necessari approfondimenti.

 

 

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