Ma serve la “ricetta per la fisioterapia”?

“La ricetta per la fisioterapia”. Per anni è stata croce e delizia di noi riabilitatori.

E la ricetta per la fisioterapia (o prescrizione, ma siccome siamo burloni, la chiameremo ancora ricetta) si trascina un altro quesito: chi decide il tipo di trattamento da effettuare su di un paziente?

 

La ricetta per la fisioterapia: la questione fiscale.

Senza addentrarmi in cose che mastico poco e per evitare errori, vi invito a leggere questa circolare dell’Agenzia delle Entrate, nella quale si fa riferimento alla necessità o meno di prescrizione medica per l’eventuale detrazione di spese fisioterapiche/riabilitative.

Il sunto è il seguente

Il Ministero ha fatto presente che l’evoluzione delle professioni sanitarie ha portato ad una progressiva autonomia ed assunzione di responsabilità dirette dei professionisti e che la natura sanitaria di una prestazione non può essere definita sulla base del fatto che la stessa sia erogata a seguito di una prescrizione medica.

Per questo motivo il decreto del Ministro della salute di concerto con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 17 maggio 2002 non prevede più l’obbligo della prescrizione medica ai fini dell’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto.

Al riguardo, tenuto conto delle precisazioni fornite dal Ministero della salute, si ritiene che possano essere ammesse alla detrazione d’imposta di cui all’articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR le spese sostenute per le prestazioni sanitarie rese alla persona dalle figure professionali elencate nel decreto ministeriale 29

marzo 2001, anche senza una specifica prescrizione medica.

Ai fini della detrazione, dal documento di certificazione del corrispettivo rilasciato dal professionista sanitario dovranno risultare la relativa figura professionale e la descrizione della prestazione sanitaria resa

Quindi, per quanto riguarda l’Agenzia delle Entrate, non è necessaria la prescrizione medica per la detrazione di spese sanitarie riferibili all’ambito fisioterapico/riabilitativo.

La ricetta per la fisioterapia: la questione “morale”.

Ma allora…perchè si va dal medico quando abbiamo il mal di schiena o la cervicalgia invece di andare dal fisioterapista?

Qui la situazione è più spinosa.

Da un lato, si trovano in rete riferimenti normativi (ad esempio il Decreto Ministero Sanità 14 settembre 1994, n. 741) per i quali il fisioterapista è

l’operatore sanitario, in possesso del diploma universitario abilitante, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita.

La legge 42/1999 dice che

Il fisioterapista è un professionista che collabora in modo paritetico con il Medico e le altre professioni sanitarie, nel reciproco rispetto delle proprie competenze professionali.

La legge 251/2000 presica che

 Il fisioterapista svolge con titolarità e autonomia professionale, nei confronti dei singoli individui e della collettività, attività dirette alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione e a procedure di valutazione funzionale, al fine di espletare le competenze proprie previste dal profilo professionale.

Infine, il D.M. 17 maggio 2002 afferma che

Le prestazione sanitarie rese dai fisioterapisti sono esenti I.V.A. anche in assenza di prescrizione medica. L’autonomia professionale, stabilita dallo stato italiano, comporta una responsabilità’ civile e penale per il Fisioterapista, che vale indipendentemente dalla presenza della prescrizione medica.

Dall’altro troviamo anche la sentenza del TAR della Basilicata, che dispone la “non autonomia” del fisioterapista.

In questo caso, però, non sono riuscito a capire se si parla di fisioterapisti dipendenti o di liberi professionisti.

La ricetta per la fisioterapia: affidiamoci al fisioterapista

“Affidiamoci” contiene la parola “fidiamoci”.

Il fisioterapista coscienzioso è quello del quale ci si può fidare. Ed è quello che, se ci sono dei dubbi, è il primo a chiedere l’intervento dello specialista medico che, forse, può dare risposte a domande particolarmente difficili.

Quindi “fidiamoci” ed “affidiamoci” al fisioterapista che studia per tre anni alla facoltà di medicina e chirrugia e quotidianamente “mette le mani sui pazienti”!