I calli…

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Oggi Scrocknroll torna a sfatare falsi miti. E quello di oggi riguarda un po’ tutti.

Parleremo di calli.

Non delle viuzze della meravigliosa Venezia, ma di quelle fastidiose ed antiestetiche protuberanze che si ritrovano su mani e piedi.

Per parlare dei calli sulla pelle dobbiamo tornare a parlare di plasmabilità del corpo umano e del rapporto tra forma e funzione del nostro corpo (vi ricordate l’articolo che si intitola “Kalokagathìa”?).

La pelle, pur avendo un’origine differente rispetto al tessuto connettivo, risponde in modo simile agli stimoli meccanici.

Il connettivo, ad esempio, reagisce agli stimoli meccanici modificando la propria struttura cellulare, verso un ispessimento o una riduzione dell’elasticità (parleremo in un altro articolo di una di queste modificazioni: la spina calcaneare).

E la pelle in che modo si modifica?

E come entrano in relazione l’osteopatia, la rieducazione posturale Mezieres e i calli?

Prima vi ho ricordato la relazione tra forma e funzione: una buona forma sottintende una buona funzione e viceversa e i calli sono la risposta della pelle a stimoli meccanici.

Questi si sviluppano in zone in cui c’è un aumento del carico o dello sfregamento: in generale, in tutte quelle zone nelle quali c’è uno stimolo meccanico maggiorato.

I calli sulle mani di chi svolge lavori manuali sono l’esempio più chiaro.

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Questo tipo di calli ci indica, infatti, che un lavoratore, per svolgere il suo lavoro, utilizza più spesso una determinata zona della mano o delle dita.

Sui piedi la faccenda è più importante e, purtroppo, meno considerata.

Comunemente i calli sono considerati inestetismi fastidiosi che bisogna rimuovere periodicamente. Si preferisce pensare alla bellezza del proprio piede, ma non alle ragioni che fanno formare e spesso riformare il callo proprio in quel punto del piede.

Nella diagnosi che effettua il mezierista o l’osteopata, i calli diventano molto importanti.

Ci dicono, per esempio, che il nostro paziente sposta il suo peso maggiormente sulla parte anteriore dei piedi rispetto a quella posteriore.

Oppure che alcune dita non hanno più delle “belle linee” e quindi toccano l’interno della scarpa, sviluppando i calli.

Ma la soluzione non è usare un callifugo o, peggio ancora, una lametta per rimuoverli.

Perchè in questo modo non facciamo altro che “nascondere la polvere sotto il tappeto”!

Esempio alla Scrocknroll per capire ancora meglio.

Immaginiamo una giunzione tra due tubi che portano acqua.

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E immaginiamo che questa giunzione abbia una piccola perdita.

In corrispondenza della perdita, si formerà nel tempo del deposito di calcare.

A noi questo deposito non piace (perchè, per esempio, il giunto è visibile e non ci va che i nostri amici o clienti vedano una incrostazione di calcare su un tubo che porta l’acqua potabile) e quindi, periodicamente, lo puliamo e lo spazzoliamo. E il giunto torna bello pulito.

Ma la perdita è sempre lì.

Dopo un mesetto, si formerà nuovamente il calcare. E torneremo a pulirlo.

E di nuovo così dopo un altro mese.

Dopo qualche anno, la giunzione tra i due tubi avrà altre perdite e non basterà più pulire via il calcare ma sarà necessario far intervenire un idraulico.

Solo che l’intervento dell’idraulico, rimandato per troppo tempo, non si limiterà alla sostituzione della guarnizione ma dovrà arrivare anche al cambio dell’intero pezzo.

E i calli?

I calli sono il modo in cui la pelle ci comunica che in una determinata zona c’è un sovraccarico meccanico.

Teoricamente, un piede che ha un appoggio ottimale non dovrebbe avere dei calli evidenti ma solo piccole zone di ispessimento dovute all’età o all’utilizzo.

In questa immagine, ad esempio, vediamo due calli che evidenziano i problemi di questa persona.

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Il primo è quello che si forma lateralmente all’alluce valgo: ovviamente l’asse è talmente deviato che il contatto tra articolazione metatarsofalangea e scarpa è quasi inevitabile.

Il secondo è quello visibile sul dorso del secondo dito: qui il contatto tra piede e scarpa è concentrato sull’articolazione interfalangea ed è dovuto ad un “dito a martello” presumibilmente riconducibile ad un crollo dei metatarsi.

Che fare allora?

Lasciare che i calli prendano il sopravvento?

Assolutamente no!

L’idea dell’osteopatia e della rieducazione Mezieres è quella di capire perchè il piede va in determinate direzioni e cercare di proporre una modificazione funzionale e meccanica degli assi di movimento.

Questa modificazione, se viene messa in pratica in tempo precoci, sarà efficace e farà sì che l’intera struttura (non solo il piede…ma l’intero arto inferiore e, a salire, anche il bacino e la colonna) possa ottenere grandi giovamenti.

Una struttura articolare che impara a lavorare meglio ha due vantaggi:

– il primo è quello di trasformarsi in una struttura “economica” (ovvero: massimo rendimento con il minimo dispendio di energia)

– il secondo è di attuare un sistema di propriocezione (ovvero la capacità di percepire la posizione del proprio corpo nello spazio) e quindi migliorare il controllo (volontario ed automatico) del movimento

E tutti questi risultati sono spesso possibili attraverso l’approccio osteopatico e quello della rieducazione posturale secondo Mezieres.

 

Ah, dimenticavo.

 

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Anche questo è un callo….

 

 

 

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