Lo sport fa male. Soprattutto ai campioni.

Ovviamente il titolo è volutamente provocatorio: lo sport (inteso come attività fisica regolare e adeguata) fa benissimo al corpo ed alla mente.

Ma cosa accade se, come nel caso degli sportivi professionisti, l’attività sportiva viene praticata in tempi e modi “eccessivi”?

Lo sport fa male: l’esperienza di Nelly Palmisano

Vi ricordate Nelly Palmisano? È la marciatrice italiana che ha vinto la medaglia d’oro nella marcia 20km alle Olimpiadi di Tokyo del 2021.

lo sport fa male
Nelly Palmisano taglia il traguardo a Tokyo

La marcia è uno sport che “obbliga” ad un tipo di passo particolare: vi inserisco la spiegazione che ho trovato su Wikipedia

È un gesto atletico apparentemente innaturale e può essere definita come una forma evoluta ed agonistica del cammino. Consiste in una progressione costante e armonica di passi eseguita in modo tale che l’atleta mantenga sempre il contatto con il terreno almeno con uno dei due arti inferiori, senza che si verifichi una perdita di contatto evidente (cioè percepibile dall’occhio umano); in pratica non è presente una fase di volo (e quindi sospensione), a differenza della corsa. La gamba avanzante deve essere tesa (cioè non piegata al ginocchio) dal momento del primo contatto con il terreno sino alla posizione verticale per non andare in sbloccaggio.

La marcia richiede un grande sforzo durante gli allenamenti, tanto che i carichi alla settimana possono arrivare, per gli atleti di alto livello, sull’ordine della centinaia di chilometri.

In pratica, non è un gesto proprio naturale che si fa quotidianamente.

Ma così come non è un gesto naturale lanciare il giavellotto, giocare a pallacanestro, pattinare sul ghiaccio.

Cosa è successo a Nelly Palmisano?

Qualche mese fa, la campionessa pugliese si è dovuta sottoporre ad un intervento per rimuovere delle formazioni fibrose che si sono create nella zona del bicipite femorale.

Nonostante il controllo medico, nonostante una fisioterapia accurata e frequente (conosco personalmente il fisioterapista delle Fiamme Gialle ed è un collega decisamente in gamba!), nonostante gli allenamenti costanti, la struttura degli arti inferiori di Nelly Palmisano ha reagito allo stress generando le aree fibrotiche in risposta alla stimolazione eccessiva.

Per fortuna l’intervento è riuscito perfettamente e a breve rivedremo in pista la campionessa delle Fiamme Gialle!

Ma perchè lo sport (a livello agonistico) fa male?

Innanzitutto, perchè si tratta della ripetizione in modo estremo di movimenti innaturali o di movimenti che nella vita quotidiana vengono eseguiti un paio di volte al massimo.

Per esempio:

  • un conto è portare le confezioni di acqua minerale un paio di volte a settimana. Un conto è sollevare un bilanciere con 120/130kg per alcune ore tutti i giorni.

Lo sport fa male, ma anche la vita sedentaria non scherza!

Certo! Ed infatti la via di mezzo è la soluzione! O, perlomeno, avere ben chiara la cosa che, se si usa un braccio o una gamba per 10,000 volte al giorno tutti i giorni, prima o poi qualche fastidio lo si potrà subire!

Aumentare il numero dei clienti…ed altre storie fantastiche

aumentare il numero dei clienti

“Vuoi aumentare il numero dei tuoi clienti? Segui i miei consigli!”

Da mesi, Facebook mi propone, come inserzioni sponsorizzate, una serie di profili di persone che hanno come unico scopo dare le dritte giuste (e infallibili) per riempire il proprio studio professionale.

Cerchiamo di analizzare questo fenomeno!

Aumentare il numero dei clienti…spiegato da un tipo che ha 800 followers!

La prima cosa che viene in mente è proprio questa: se il personaggio in questione avesse il trucco magico e sicuro per riempire qualunque studio professionale, dovrebbe avere migliaia di followers e di utenti soddisfatti!

Pensate a chi vende i sistemi infallibili per vincere al Lotto: se davvero avesse i numeri magici, potebbe giocarseli, vincere e fregarsene di vendere i numeri per televisione! (pensate a Wanna Marchi…)

Ed invece stanno lì a pagare per settimane le sponsorizzazioni di Facebook!

Il mito dello “studio pieno”

Anni fa, il figlio di un famoso osteopata mi spiegò quale fosse il mio errore…

dovresti “legare” a te il paziente dandogli degli appuntamenti di controllo ogni 3 settimane per alcuni mesi. In quel modo riempi lo studio!

IMPORTANTE: questa persona non aveva alcuna formazione in marketing o simile…

A me sembrava strano: come fai a dire ad una persona che ti ha contattato per un mal di schiena (che si è risolto e quindi il paziente sta bene) di tornare ogni 3 settimane per dei mesi?!?

Immaginate se l’idraulico che vi cambia un tubo vi dicesse:”Ora però verrò da lei ogni mese per un anno a controllare il tubo”

Tant’è che quando lo proposi ad un paziente mi disse:”Ma se ora sto bene e non ho dolori, perchp dovrei tornare tra 3 settimane?!? Se mi serve ti chiamo io!”

Aumentare il numero dei propri clienti: cosa mi ha insegnato l’EOP

L’EOP è stata la scuola dove ho imparato il mestiere di osteopata. E dove, in modo veramente efficace, mi è stato insegnato come interagire con i pazienti.

Peppino Capobianchi (lui, sì, esperto di marketing!) ci spiegò il circolo virtuoso dello “studio pieno”

  • l’osteopata/fisioterapista lavora bene
  • il paziente ottiene risultati
  • avviene il passaparola
  • arrivano nuovi pazienti
  • l’osteopata/fisioterapista è felice
  • l’osteopata/fisioterapista lavora bene

Senza trucchetti, senza offerte speciali, senza perdere tempo girando tra i medici o elemosinando pazienti ai colleghi.

Andare dai medici per aumentare il numero dei propri clienti: la mia esperienza

Nel 2023 compirò 50 anni. E, di questi 50, ne ho trascorsi 27 lavorando come fisioterapista ed osteopata.

Sono andato da numerosi medici proponendo loro delle collaborazioni ma la risposta è stata sempre la stessa

si, si! nessun problema! appena ho un paziente che ha bisogno, te lo mando

Mai avuto un paziente da un medico.

Diciamo la verità: perchè un medico (che può risolvere un dolore al ginocchio in 5 minuti con una fiala di cortisone, mettendosi in tasca 70/80€) dovrebbe mandare quel paziente dal fisioterapista?

Per la mia esperienza, l’unico vero motore dell’attività professioale del fisioterapista è composto da due cose fondamentali

  • professionalità
  • onestà

E proprio l’onestà (che nel nostro ambito significa essere in grado di dire al paziente che voi non siete in grado di risolvere il suo problema o che serve uno specialista più adeguato) è stata la lezione più importante dell’EOP!

Wanna Marchi e i suoi eredi

wanna marchi

Wanna Marchi è tornata sui nostri schermi, grazie ad una docuserie di Netflix.

Dando voce alla televenditrice più famosa degli ultimi 30 anni, il documentario spiega in modo completo nascita, crescita e crollo di questo fenomeno.

Creme dimagranti, alghe magiche e poi numeri per il lotto ed incantesimi e talismani. Wanna Marchi ha venduto qualunque cosa volesse: addirittura riuscì a vendere cosmetici ancor prima di averli messi in produzione.

Le “Wanna Marchi” di oggi

Sfogliando TikTok (che ormai è più un campionario di varia umanità invece che un social network) mi sono imbattuto in un profilo dove venivano mostrate tecniche e prodotti contro il linfedema, il grasso superfluo, la cellulite.

Per un momento ho pensato si trattasse di un utente “furbo”. Poi ho letto (e controllato) la bio…e la scoperta è stata scioccante.

Fisioterapista o Mago Merlino?

Quest’utente non è una estetista o un massaggiatore olistico che prova a vendere rimedi magici.

No.

È una fisioterapista, con tanto di laurea triennale e iscrizione all’ordine nazionale delle professioni sanitarie e della riabilitazione.

wanna marchi

Ora, esistono creme che, abbinate ad una alimentazione adeguata e all’esercizio fisico, possono aiutare a ridurre il grasso localizzato. Ma l’efficacia è limitata e sempre legata ad un approccio multifattoriale.

In questo studio, si analizzano i risultati di una crema all’aminofillina (farmaco usato per la cura dell’asma, dell’enfisema e della bronchite cronica). I pazienti ottengono una riduzione del girovita dopo 12 settimane di:

  • dieta ipocalorica bilanciata da 1200kcal
  • attività fisica quotidiana
  • uso della crema

Dopo 12 settimane (tre mesi!) di dieta, attività fisica e crema, le donne del gruppo avevano perso 11cm di girovita.

ATTENZIONE! I partecipanti al test avevano un indice di massa corporea intorno a 27 che identifica il sovrappeso.

Sappiamo tutti che una dieta adeguata e dell’esercizio fisico sono in grado di avere effetti notevoli se si parte da situazioni bordeline.

Perchè proprio Wanna Marchi?

Può sembrare forzato l’esempio con Wanna Marchi, ma in realtà il mio stupore è legato al fatto che un professionista sanitario (con tanto di titolo abilitante ed iscrizione ad un ordine nazionale) si occupi di grasso, cellulite e, soprattutto, di vendita di creme. Che, tra l’altro, hanno una efficacia a dir poco limitata.

Una cosa ho imparato negli ultimi 27 anni di professione: se davvero esistesse la crema miracolosa (o l’esercizio, o la tecnica…), sarebbe su tutti gli scaffali e saremmo tutti magri!

La pubblicità è l’anima del commercio (ma non dell’osteopatia)

“La pubblicità è l’anima del commercio”

In realtà preferisco l’aforisma di Marcello Marchesi, genio dimenticato ed incompreso della società italiana, che diceva:”La pubblicità è il commercio dell’anima”.

La pubblicità è l’anima del commercio: cosa c’entra con l’osteopatia o con la fisioterapia?

Fateci caso: la quasi totalità degli spot che riguardano farmaci per i dolori o per le situazioni patologiche propongono una soluzione all’effetto e non alla causa.

Il calore che scioglie la contrattura; l’antinfiammatorio che lenisce la cefalea (di ogni tipo, pure quella legata alle variazioni ormonali del ciclo mestruale); l’antiacido che permette pantagruelici pasti; l’antidolorifico che trasforma le nonne in iperattive giovinette capaci di tener testa a inesauribili nipoti.

Eppure, in nessun caso si cerca la causa.

La pubblicità è l’anima del commercio: proviamo a capire meglio

Indubbiamente, il calore svolge un ruolo primario nella detensione di muscoli contratti e, per estensione, nel miglioramento del sintomo del mal di schiena.

Però il calore e il rilasciamento muscolare sono momentanei (ma questo lo spot non lo dice): non appena  il calore svanisce, la contrattura si riaffaccia ed il dolore torna, magari in misura inferiore, ma torna.

In un mondo ideale, lo spot dovrebbe dire:”Con questo farmaco migliora il sintomo doloroso ed il tuo muscolo funziona un pochino meglio. Appena hai tempo, cerca di capire PERCHÈ la tua schiena si riempe di contratture e COSA PUOI FARE per eliminare o ridurre la CAUSA”

La pubblicità è l’anima del commercio: ma ci interessa davvero conoscere la causa del nostro dolore?

Trovare la causa del dolore di schiena o del bruciore di stomaco sottintende un passaggio fondamentale: essere pronti a modificare stile di vita o a cambiare abitudini.

Nella mia esperienza (quest’anno sono 22 anni che lavoro come fisioterapista), il 90% dei dolori di schiena sono legati a posture sbagliate mantenute durante l’attività lavorativa.

Chi sta troppo in piedi,

Chi sta troppo seduto,

Chi sta seduto per un tempo minore ma in modo sbagliato,

Chi sta in piedi per un tempo non eccessivo ma solleva pesi in modo inadeguato.

Spesso ho consigliato ai miei pazienti di modificare la propria postura durante l’attività lavorativa.

Si tratta di modifiche minime ma che portano a dei grandi benefici:

  • ogni 60/80 minuti, alzarsi dalla propria scrivania, andare in bagno e tornare a sedersi -> cambiando postura limitiamo i danni alle strutture articolari e legamentose
  • cercare di migliorare la propria postazione di lavoro -> un leggìo per il computer portatile o una diversa collocazione del pc
  • salvaguardare la schiena utilizzando la flessione delle anche invece che la flessione della schiena per raccogliere da terra un oggetto

La pubblicità è l’anima del commercio: siamo dei pigroni. Confessiamolo.

Nonostante tutto, il paziente che lavora 8 ore alla scrivania e al quale consiglio di alzarsi e fare una piccolissima passeggiata (non servono chilometri: spesso basta andare al bagno e tornare) non applica il consiglio.

la pubblicità è l'anima del commercio

By Skoivuma (Own work) [CC BY 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons

In questo modo si genera un circolo vizioso:

  • sto seduto troppo e male
  • mi viene il mal di schiena
  • prendo l’antinfiammatorio
  • va un po’ meglio
  • continuo a star seduto male e troppo
  • dopo un po’ l’antinfiammatorio non fa più effetto
  • vado dal fisioterapista
  • la situazione migliora
  • sto meglio
  • non applico i suoi consigli
  • torno a stare seduto troppo e male

La pubblicità è l’anima del commercio: forse ci meritiamo la cura dell’effetto e non della causa

Vi ricordate la famosa legge 626/94?

Oggi esiste la 81/08. In entrambi i casi ci sono elencati tutta una serie di provvedimenti e di accorgimenti che riguardano proprio il miglioramento del posto di lavoro.

ad esempio

per scongiurare i rischi per la salute (vista, postura e affaticamento) connessi all’attività lavorativa tramite videoterminali, vige l’obbligo per il datore di lavoro di tutelare i dipendenti con misure ad hoc e con interruzioni di un quarto d’ora ogni due ore (sempre mediante pause o cambiamento di attività di lavoro)

E 15 minuti ogni due ore sono MOOOOLTO di più di una passeggiata da-verso il bagno!

La pubblicità è l’anima del commercio: causa o effetto?

Lo spot di un famoso antiinfiammatorio a base di diclofenac parla di una azione alla radice del problema.

Beh, fa sorridere pensare che se il problema è la postura o la contrattura muscolare la soluzione ALLA RADICE sia un antiinfiammatorio.

Verrebbe da pensare che la soluzione “alla radice” possa essere una modifica della postura o un approccio più diretto, magari con un trattamento riabilitativo od osteopatico in grado di ristabilire una fisiologia articolare adeguata.

Ed invece no: la proposta è sempre quella momentanea e non quella duratura o, perlomeno, più adeguata

La pubblicità è l’anima del commercio: e allora? che si fa?

Per una volta tocca a noi decidere: continuare a prendere un farmaco che ci toglie il sintomo o andare VERAMENTE alla radice e provare a risolvere la causa?

 

Chinesiologia: chi era costei?

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Ogni tanto vado a vedere quali sono le parole più digitate sui motori di ricerca che fanno saltar fuori Scrocknroll.

E, spessissimo, esce fuori la chinesiologia.

“Differenza tra chinesiologia e osteopatia”

“Chi pratica la chinesiologia?”

“Chi è il professionista chinesiologo?”

Oggi ho contato che nel mese di febbraio 2017 per ben 12 volte il mio blog è uscito fuori perchè venivano cercate informazioni sulla chinesiologia.

Chi mi segue sarpà certamente che ne ho parlato più e più volte. Però sembra che in giro ci sia una confusione generale. (per questo nel titolo cito Don Abbondio da “I Promessi Sposi”)

So che forse annoierò alcuni di voi ma oggi voglio tornare su questo argomento.

Chinesiologia: chi era costei?

Che cosa è la chinesiologia? Il vocabolario Treccani la chiama “cinesiologia” e la definisce come

Disciplina che ha per scopo di guidare le attività motorie dell’uomo con orientamento formativo, ricreativo e sportivo, o correttivo; coincide in gran parte con l’educazione fisica.

Analizziamo questa definizione.

 

Chinesiologia: orientamento formativo, ricreativo e sportivo.

La chinesiologia si occupa della formazione dell’aspetto motorio di bambini, giovani ed adulti attraverso il “movimento razionale attivo” . Quindi, per occuparsi di ciò, il chinesiologo deve avere una formazione adeguata ed approfondita.

E arriviamo al punto cruciale: quali titoli di studio portano alla chinesiologia.

Chinesiologia: qual è il titolo di studio?

La risposta è breve e univoca: è all’interno di questo disegno di legge.

Articolo 1, comma 2

Per l’esercizio dell’attività professionale di chinesiologo di base è necessario il possesso della laurea in scienze delle attività motorie e sportive, classe di laurea L-22. Con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, da adottare entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti ai fini dell’esercizio della professione di cui al comma 1.

Quindi, quando questo disegno di legge andrà in porto, solo chi ha il titolo triennale o magistrale in scienze motorie potrà usufruire del titolo di “chinesiologo”.

Chinesiologia: e in attesa della legge?

Già. In attesa della legge?

Diciamo che se un disegno di legge indica come “chinesiologi” i laureati in scienze motorie forse una idea ce la possiamo fare!

Facciamo un piccolo elenco alla Scrocknroll.

NON POSSONO DIRSI CHINESIOLOGI:

  • laureati/e in fisioterapia
  • diplomati/e in estetica

Le professioni sopracitate hanno però i loro ambiti e le loro competenze.

Chinesiologia: e chi trovo nelle palestre o nei centri fitness?

Già…chi troviamo nella sala pesi o alla lezione di power gym/total crunch/fitball/cardiostrike?

Purtroppo esistono associazioni e scuole che propongono corsi aperti A CHIUNQUE che concedono il titolo di ISTRUTTORE DI FITNESS.

Voi vi chiederete:”Ma per partecipare a questo corso devo avere una laurea in scienze motorie?”

No…basta questo

chinesiologia

Ciò significa che il corso di istruttore (ossia una persona che poi dovrà dirti come-quanto-quando-perchè fare determinati esercizi) è aperto anche a chi, fino al giorno prima, lavorava in un ufficio o in una falegnameria (con TUTTO IL RISPETTO per gli uffici e le falegnamerie!)

Il corso dura 6 giorni. E in 6 giorni, magicamente, si diventa esperti di anatomia, fisiologia, teoria e tecnica dell’allenamento sportivo.

Chinesiologia: approfondiamo!

Vi lascio i compiti per casa?

Cercate voi sul web le scuole che propongono corsi per istruttori e guardate quante di queste limitano l’accesso ai laureati in scienze motorie.

Poi fate un altro gioco: vedete quale titolo rilasciano.

Un indizio…

Guardate  cosa si legge  riguardo i titoli rilasciati in una di queste scuole..

Al termine del corso (16 ore-un weekend) viene rilasciato un attestato di partecipazione riconosciuto da XYZ, ente nazionale di promozione sportiva riconosciuto dal ZZZ dal XXX.

 

Ho appositamente coperto ogni riferimento ad associazioni ed enti perchè vorrei che si focalizzasse l’attenzione su “ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE”.

Nella mia mente, un ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE è una attestazione (perdonate la ripetizione) che il tizio era lì in quei giorni. Che può voler dire anche che il tizio era lì ma giocava con lo smartphone.

Qualunque cosa facesse il tizio, non gli hanno dato un titolo abilitante all’esercizio della professione di istruttore.

 

Fate i compiti a casa…e attenti al chinesiologo!

 

 

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