Archive for lombalgia

Il ladro silenzioso: osteoporosi e dintorni

 

Perchè parlare di osteoporosi durante le feste di Natale?

Perchè intorno ad un tavolo, davanti al torrone e al pandoro, uscirà fuori sicuramente la notizia che la zia Adelina s’è fratturata il femore o che la cognata di Elvira ha i dolori alle ossa.

Ed è questo il momento per smontare dei falsi miti e delle credenze spesso supportate anche da informazioni sbagliate.

Il titolo definisce l’osteporosi come “un ladro silenzioso”…

Facendo una piccola ricerca in rete si può scoprire che questa definizione è molto diffusa, sia in Italia che all’estero.

Ora, questa definizione di colpo smonta il primo falso mito: L’OSTEOPOROSI NON DA DOLORE.

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Sciatica!

“ho la sciatica” “m’è venuta la sciatica” “c’ho un dolore tipo sciatica”.

La sciatica ormai è più temuta dell’agenzia delle entrate!

Ma cosa significa “sciatica”? Siamo sicuri di quello che diciamo quando pronunciamo la fatidica frase “ho la sciatica”?

Innanzitutto, la parola “sciatica” indica la sciatalgia, ovvero il dolore relativo al nervo ischiatico (o nervo sciatico).

Piccolo richiamo di anatomia:

il nervo sciatico origina dalle radici nervose che fuoriescono dalla quarta vertebra lombare fino alla terza vertebra sacrale.

Dal punto di vista motorio, innerva una parte dei muscoli extrarotatori dell’anca, tutti i muscoli della parte posteriore della coscia e, dopo essersi diviso in due all’altezza del ginocchio, tutti i muscoli della zona antero-laterale e posteriore della gamba e del piede.

Dal punto di vista sensitivo, invece, innerva tutta la cute della gamba (in anatomia, con il termine “gamba” si intende la porzione di arto inferiore che va dal ginocchio al piede).

sciatica

decorso del nervo sciatico

Quindi…cosa succede quando abbiamo la sciatica?

Teoricamente, significa che qualcosa ha stuzzicato il nervo sciatco che se ne stava lì tranquillo. E il risultato di questa stimolazione è la sciatica, che avrà un sintomo localizzato nella zona di innervazione.

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Modestamente, ho della carne che pare viva pe’ quant’è tenera!

Oggi apriamo parafrasando una frase di un capolavoro del cinema italiano degli anni ’70: “Febbre da cavallo”.

E apriamo così perchè parleremo del muscolo psoas: il grande colpevole che finisce sempre sul banco degli imputati ogni volta che si parla di mal di schiena.

Ma cosa c’entra la macelleria con il muscolo psoas?

E soprattutto: perchè ne parliamo in un blog di osteopatia?

Partiamo dall’inizio: ossia dal filetto, la carne più tenera e richiesta.

Nel bovino, il taglio di carne chiamato “filetto” interessa il muscolo grande psoas anteriore fino alla vertebra lombare, vicino al rene. La carne in questione è particolarmente tenera perchè, nei quadrupedi, questo muscolo è poco utilizzato.

Ecco una foto per capire dove sta il filetto

 

Parti_e_tagli_di_carne_dei_bovini

 

E nell’uomo? Dove sta lo psoas? Che movimenti fa? E perchè è il “colpevole” quando si parla di dolori di schiena?

Lo psoas è un muscolo che origina dalle vertebre lombari (dalla prima alla quarta). Si inserisce sui corpi vertebrali, sulle apofisi trasverse e sui dischi intervertebrali.

Scende verso il basso, passa sotto il legamento inguinale e si inserisce sul piccolo trocantere (sporgenza ossea della parte alta del femore).

Eccolo qui…

 

PsoasBackPull

Didatticamente, lo psoas ha una doppia funzione: se fa punto fisso sulle vertebre, flette la coscia sull’addome. Se, invece, fa punto fisso sulla coscia flette anteriormente, inclina lateralmente e ruota le vertebre lombari.

In realtà lo psoas fa molte altre cose:

– mantiene in buoni rapporti colonna ed arti inferiori

– al suo interno, decorrono alcuni nervi del plesso lombare, per cui influenza anche alcuni rami nervosi

– funge da “binario” per il rene che, sotto la spinta del movimento diaframmatico, percorre un movimento alto-basso

Ma perchè nel bovino lo psoas è tenerissimo ed invece nell’uomo è uno dei muscoli più contratti e più sottoposti a trattamento?

Il bovino passa la sua esistenza a quattro zampe: al massimo si sdraia. In queste posizioni, lo psoas è quasi sempre rilassato. Anche se dovesse muovere l’articolazione del femore, l’escursione articolare è talmente ridotta che non ha possibilità di essere posto sotto stress.

L’essere umano, invece, 2 milioni di anni fa ha deciso di passare alla posizione eretta. Si sta più comodi, si vede l’orizzonte, si usano le mani e si espone meno superficie corporea al sole cocente della Rift Valley. Inoltre, ci si difende meglio e si va più veloci.

Però.

La posizione eretta ha cambiato rapidamente la funzione dello psoas: da muscolo utilizzato in una deambulazione quadrupede a motore principale della deambulazione bipede.

Quando mi riferisco a milioni di anni fa e dico “rapidamente” mi rendo conto che può sembrare una esagerazione: in realtà, l’evoluzione umana va molto lenta.

Cosa accade quindi al muscolo psoas?

È un muscolo che fa una faticaccia continua, avendo inserzione ed origine su dei segmenti che necessitano continuamente di un compromesso tra stabilità e movimento. Nella deambulazione, ad esempio, lo psoas deve stabilizzare la colonna lombare e permetterne la funzione di ammortizzazione. Contemporaneamente, deve far progredire l’arto inferiore ad ogni passo.

Volete un esempio? Prendete il cintino della serranda e ditegli:”Cintino! Facciamo così: la tua porzione superiore alza la serranda, ma la tua porzione inferiore sta ferma. Ok?”

Il cintino, magicamente munito di parola, vi manderà a quel paese.

Lo psoas non ci manda a quel paese ma, se non lavora nelle condizioni ottimali, inizia a delegare compiti ai vicini di casa. E i vicini di casa dello psoas, che sono molto suscettibili, sono le vertebre, il pube, il femore, l’articolazione sacroiliaca.

Aspettiamoci quindi risentimenti come la lombalgia, i dolori dell’articolazione del femore, alcune forme di pubalgia

E allora? Che suggerisce oggi Scrocknroll?

Lo psoas non ha bisogno di ore ed ore di stretching. E nemmeno di potenziamenti fatti con quintali di pesi e manubri.

Lo psoas che funziona male va rieducato. E lo si rieduca con un approccio alla postura sia statica che dinamica.

Ad esempio, è utile insegnare allo psoas come lavorare in modo armonico e soprattutto è necessario educare gli altri muscoli che si occupano di quella regione a lavorare armonicamente.

Per capire meglio, Francoise Mezieres, la fisioterapista francese che ideò il rivoluzionario approccio alla ginnastica posturale, diceva che ” si ha una buona schiena quando si hanno buoni quadricipiti”.

Inoltre, se immaginiamo il bacino e gli arti inferiori come un portico, capiamo immediatamente come un buon funzionamento delle colonne del portico (gli arti inferiori) influenzano in modo sostanziale la tenuta della trave longitudinale (il bacino)

Continuate a gustarvi il filetto alla brace, ma ricordate che una rieducazione posturale adeguata ed un trattamento osteopatico possono rendere migliore anche il VOSTRO psoas e non solo quello del bovino!

La gravità del problema o il problema della gravità?

Stufi dei giochi di parole dello scorso articolo?

Stavolta Scrocknroll vi parla di uno dei nemici più cattivi e silenziosi del nostro apparato locomotore e della nostra postura: la forza di gravità.

La forza di gravità costringe le egemonie posturali a variazioni più o meno percettibili ma che nel tempo possono diventare degli ostacoli.

L’enciclopedia Treccani definisce l’egemonia come:”preminenza, supremazia esercitata in qualche settore politico o anche non politico”

A livello posturale, le egemonie principali sono tre:

Mantenimento della Respirazione

Orizzontalità dello sguardo

Organizzazione della postura in condizioni di comfort (Assenza di dolore)

 

Ora ve le spiego meglio

Mantenimento della respirazione: il sistema respiratorio (che oltre a polmoni e trachea comprende ossa, muscoli, legamenti deputati alla respirazione) deve avere una posizione tale che la funzione sia sempre possibile in modo efficace e valido.

Orizzontalità dello sguardo: gli occhi e la visione dovranno essere sempre posizionati in modo da permettere qualunque tipo di attività della vita quotidiana senza eccessivo dispendio di energie

Organizzazione della postura in condizioni di comfort: possiamo riassumere questa egemonia in una frase “massima resa con minima spesa”.

Quindi, l’eterna lotta tra bene e male in questo caso è tra la forza di gravità e le tre egemonie.

Nel corso della nostra vita, veniamo letteralmente “pressati” verso il suolo dalla forza di gravità e il nostro corpo cerca in tutti i modi di contrastare questa pressione.

Un esempio chiaro per tutti?

gravità

C’è stato un famosissimo uomo politico italiano che aveva una curva dorsale mooolto pronunciata…ma il suo problema non era la sua dorsale, ma lo sforzo immane che facevano le vertebre del collo per mantenere orizzontale lo sguardo. Infatti, nelle sue memorie, questo uomo politico parlava spesso di mal di testa e non di mal di schiena!

Volete un esempio più poetico? Vogliamo parlare del classico alberello al quale viene legato il bastone per farlo crescere dritto?

L’alberello non è che cresce storto perchè è un briccone e non vuole bene al contadino…ma cresce storto perchè la forza di gravità lo spinge verso il basso!

FERMI TUTTI! NON PRONUNCIATE LA PAROLA SCOLIOSI! NE PARLEREMO NEI PROSSIMI ARTICOLI!

Torniamo al nostro corpo.

La forza di gravità influenza tutte quelle zone preposte al mantenimento e al controllo della postura: piedi, ginocchia, anche, bacino, colonna vertebrale.

Queste zone, se non vengono adeguatamente stimolate e messe in funzione, attueranno tutta una serie di espedienti per sfuggire alla forza di gravità e la maggior parte di questi espedienti saranno non adeguati!

Un ginocchio valgo, un piede piatto, una lordosi lombare accentuata sono tutte situazioni di “compenso” che il corpo attua.

Le zone di retrazione fasciale (dalle contratture muscolari fino alle famose spine calcaneari), ad esempio, sono punti in cui il tessuto connettivo prova a sfuggire alla forza di gravità attuando tecniche sempre più disperate fin quando il corpo non deciderà di “isolare” certe zone e spostare il compenso altrove.

Che fare allora?

Il modo adeguato di affrontare questa situazione è quello di migliorare la propria postura e l’utilizzo che si fa delle articolazioni. Spesso si incontrano persone che non hanno difetti evidenti eppure soffrono di dolori che si riducono effettuando un miglioramento della loro postura!

 

Buona forza di gravità a tutti e tutte!

 

Artrosi o artrite? Il ritorno

 

 

Vi ricordate? Il 18 settembre avevamo parlato della differenza tra artrosi ed artrite e ci eravamo soffermati sui caratteri generali.

Però…sento già alcuni di voi che si chiedono “vabbè, ma come si può distinguere se un dolore al ginocchio o al gomito è artrosi o artrite?”.

Premesso che non voglio ASSOLUTAMENTE sostituirmi al medico, oggi cercherò di fare una piccola lista dei sintomi e dei segni che aiutarci a capire che tipo di dolore abbiamo.

Scrocknroll vi pensa e usa gli esempi della vita comune per spiegarvi la differenza pratica tra artrosi e artrite.

Prendiamo una sedia di legno. Una di quelle da cucina. Solide. Robuste. Con la paglia e il cuscino imbottito cucito da nonna.

Fondamentalmente ci sono due motivi per cui una sedia di legno si rovina: l’usura e i tarli.

L’usura la “vediamo” e la “sentiamo” in determinati punti: le gambe della sedia si consumano nel punto in cui strusciano sul pavimento, la paglia del sedile si sfibra nelle zone di contatto, lo schienale inizia a cigolare. Sono tutti segni che ci indicano che quella sedia è stata usata tanto.

I tarli, invece, li possiamo trovare in un punto qualunque della sedia. I tarli bucano e perforano il legno senza particolari preferenze (non essendo io un tarlo non so dirvi se lo schienale è meno saporito delle zampe della sedia!). Quindi, anche se usiamo la sedia di legno nel migliore dei modi, i tarli la potrebbero insidiare.

La stessa cosa avviene per le nostre articolazioni.

L’artrosi è una degenerazione cronica correlata all’usura delle articolazioni. I segni e sintomi evidenti sono:

localizzazione sulle articolazioni di carico (ginocchio, anca e colonna vertebrale)

– dolore al movimento

– assenza di sintomi discordanti (febbre, analisi del sangue con valori fuori dalla norma)

Se abbiamo un’articolazione artrosica, il dolore avrà una motivazione “meccanico/posturale”.

L’artrite, invece, è una situazione infiammatoria a carattere autoimmune e spesso sistemica.

I segni più evidenti sono:

– coinvolgimento di articolazioni non strettamente legate al carico posturale (dita delle mani, polsi) e in ordine sparso (dolore al polso destro e alla spalla sinistra)

– sintomi discordanti (febbre, gonfiori marcati dell’articolazione, analisi del sangue non regolari)

E allora che si fa?

Ovviamente non possiamo essere pienamente efficaci sull’artrite (che essendo una risposta autoimmune è, per certi versi, non prevedibile).

Però possiamo evitare che il carico eccessivo e l’usura rovinino le nostre articolazioni!

La prossima volta che saliamo sulla bilancia, pensiamo prima alle nostre ginocchia e dopo alla “prova costume”!