Com’è il tuo mal di testa?

mal di testa

Mal di testa. Cefalea. Emicrania.

Insomma: molte definizioni per situazioni differenti, sia nella causa che nella sintomatologia.

Ma oggi non ci soffermeremo sulle varie distinzioni.

Oggi cercheremo di capire cosa è meglio fare quando si ha il mal di testa.

Com’è il tuo mal di testa?

Innanzitutto, chiamiamolo “CEFALEA”. Questa infatti è la definizione più corretta.

L’enciclopedia Treccani la definisce così:

Sensazione molesta o dolorosa, circoscritta o diffusa, continua, intermittente o sporadica che interessa il capo

Il mal di testa (continuiamo a chiamarlo così) ha varie cause, sia primarie che secondarie. Ossia, può essere un sintomo che si riferisce ad altre patologie o una patologia primaria.

Com’è il tuo mal di testa?

Ma il problema che vorrei affrontare oggi è più legato all’aspetto della cultura di massa e dei mezzi di comunicazione.

La pubblicità degli analgesici fa sempre riferimento al mal di testa come causa primaria.

Poi ci associa le altre cause, ma tutte vengono accomunate dallo stesso trattamento.

Com’è il tuo mal di testa?

Esempio Scrocknroll: una crepa nel muro.

mal di testa

Possibili cause:

  • intonaco di scarsa qualità
  • scossa lieve di terremoto
  • buco nel muro fatto dall’altra parte del muro
  • vetustà della tinta

Rimedio: passiamoci sopra una bella mano di tinta!

Che succede? Che nel giro di pochi giorni o settimane il problema potrebbe riproporsi.

Sarebbe stato meglio capire la causa e agire in modo più mirato.

Com’è il tuo mal di testa?

Vediamo ora quali possono essere le cause di un mal di testa (escludiamo, lo ripeto, i mal di testa primari):

  • cattiva digestione
  • tensione dei muscoli del collo e della nuca
  • ciclo mestruale
  • pressione arteriosa
  • disturbi della vista
  • malocclusione (disturbi della masticazione)

Insomma…moltissime cause.

Ma per la pubblicità e per il sentire comune basta un antidolorifico.

Certo, nell’immediato l’antidolorifico va bene. Ma forse poi sarebbe il caso di approfondire la causa del mal di testa!

Ad esempio:

 

  • cattiva digestione ->  gastroenterologo
  • tensione dei muscoli del collo e della nuca-> osteopata o fisioterapista ed, eventualmente, approfondimento dall’orotpedico
  • ciclo mestruale-> ginecologo o endocrinologo
  • pressione arteriosa-> cardiologo
  • disturbi della vista-> oculista o ortottista
  • malocclusione (disturbi della masticazione)-> dentista o logopedista

Com’è il tuo mal di testa?

Per concludere, possiamo affermare che l’antidolorifico è molto utile nel tamponare momentaneamente un mal di testa. Ma non può essere la soluzione definitiva e continua.

GLI SPECIALISTI CI SONO: RIVOLGIAMOCI A LORO.

 

Concludiamo con una battuta ed una immagine artistica…

La cefalea post-sbornia.

mal di testa

EDVARD MUNCH – “DAGEN DERPÅ”

1894

I plantari: servono o no?

plantari

I plantari: servono o no?

I piedi sono fondamentali per la nostra vita quotidiana.

E dalla loro salute dipende la nostra.

Il piede è fondamentale nel ritorno venoso, nel mantenimento di assi biomeccanici importanti per le ginocchia e per le anche, per la deambulazione.

plantari

Ma negli ultimi 100 anni, il piede è stato costretto all’interno di calzature.

E questo ha provocato numerosi problemi. Che si sono sommati ai problemi congeniti o ereditari.

I plantari: servono o no?

Diamo per scontato di trovarci in una situazione di malessere o di dolore a carico dei piedi (escludiamo, momentaneamente, tutta la prevenzione e l’igiene posturale che dovrebbe frci rifuggere da scarpe belle ma pessime).

Una delle prime cose alle quali si pensa è il plantare.

Prendiamo a prestito la definizione che il vocabolario Treccani dà del plantare:

Apparecchio ortopedico, usato in caso di piede piatto o di altre malformazioni del piede, costituito da un cuscinetto di sughero, cuoio, metallo, sostanza plastica, che riproduce la forma della volta longitudinale e trasversale del piede, e viene inserito nella calzatura, sotto la pianta del piede

La definizione è perfetta ma manca la cosa della quale discuteremo oggi.

 

I plantari: servono o no?

Si. I plantari servono. Correggono e danno sostegno; alleviano e riducono dolori; migliorano la durata e l’efficienza della deambulazione.

Ma la prerogativa primaria è che I PLANTARI DEVONO ESSERE FATTI SU MISURA.

 

I plantari: servono o no?

Facciamo un esempio. Mettiamo a confronto un armadio comprato al mobilificio (svedese o italiano…fate voi) con un mobile fatto su misura da un falegname.

plantari

Immaginiamo che lo spazio in cui va l’armadio sia lungo 3 metri e 15 centimetri.

Il mobilificio con gli armadi in pronta consegna ci propone un armadio da 3 metri o uno da 3 metri e 30 centimetri.

Optiamo per il risparmio e prendiamo l’armadio da 3 metri. Ora però ci ritroviamo con 15 centimetri di spazio tra l’armadio e il muro che non sappiamo come sfruttare.

Ci si accumula la polvere; è difficile passarci la scopa o l’aspirapolvere; sono troppo pochi per riporci la tavola da stiro.

L’armadio fatto su misura, invece, riuscirà a riempire perfettamente lo spazio a nostra disposizione.

Certo, sarà più costoso e dovremo attendere di più ma alla fine ne sarà valsa la pena.

I plantari: servono o no?

Per quanto riguarda i plantari…trovo in rete numerose pubblicità di plantari che promettono miglioramenti e che hanno la dicitura “sono disponibili in diverse misure, per tutti i tuoi familiari“, Come se l’unico parametro di un plantare fosse la misura.

Sarebbe un po’ come dire “abbiamo armadi di tutte le altezze” senza dirci se dentro hanno gli stessi ripiani, se hanno cassettiere, se hanno le ante scorrevoli o a battente.

 

CONCLUSIONE

I piedi sono fondamentali per la nostra vita.

Forse è meglio spendere soldi e tempo per un plantare adeguato!

Gli attrezzi correggi-postura: funzionano o no?

attrezzi correggi-postura

Oggi comincia l’anno scolastico di Scrocknroll: punteremo, come sempre, sulla spiegazione di determinate cose che riguardano la riabilitazione e l’osteopatia e continueremo a smontare bufale!

Gli attrezzi correggi-postura funzionano o no?

Innanzitutto: perchè parliamo degli attrezzi correggi-postura?

Ne parliamo per due motivi:

1 – i mezzi di informazione sono invasi, in queste ultime settimane, da spot che li reclamizzano

2 – molti pazienti mi chiedono se funzionano e se sia il caso di comprarli

Gli attrezzi correggi-postura funzionano o no?

Ma a cosa servono e, soprattutto, cosa promettono?

In breve: parliamo di tutti quegli ausili che, in teoria, correggono/migliorano la postura. Allo stesso tempo, promettono miracolosi risultati su tutte le conseguenze legate ai difetti posturali.

In questo elenco annoveriamo tutte le varie fasce dorsali e lombari il cui scopo è la riduzione dell’ipercifosi o dell’iperlordosi.

Gli attrezzi correggi-postura funzionano o no?

Ma la cifosi e la lordosi sono patologie?

NO. La nostra colonna vertebrale ha quattro curve fondamentali che devono esistere proprio per permettere la funzione di ammortizzazione.

Due lordosi (cervicale e lombare) e due cifosi (dorsale e sacrale).

Il loro mantenimento è dato anche dal lavoro dei muscoli intrinseci ed estrinseci.

Gli attrezzi correggi-postura funzionano o no?

Se le curve fisiologiche sono mantenute dal lavoro attivo dei muscoli, a cosa serve una “spalliera” che tiene passivamente in linea la schiena?

Vediamolo con un esempio.

 

Immaginiamo una piantina di un albero. E immaginiamo che, per motivi vari, questo alberello inizi a crescere in modo storto. (escludiamo dall’esempio la pianta di ulivo: abbiamo già visto che le sue storture si compensano…e funzionano egregiamente!)

Immaginiamo allora un albero a fusto diritto: diciamo un olmo. (mi perdoneranno i botanici…)

Se cresce storto credo si possano applicare due soluzioni:

  • modificare la zolla che lo contiene o comunque fare in modo di modificare attivamente la sua crescita
  • mettergli sotto una zeppa che lo tenga nella sua crescita sbilenca

Nel secondo caso, l’albero continuerà a crescere in modo diagonale, supportato dalla zeppa che lo sostiene.

attrezzi correggi-postura

Più l’albero cresce, più sarà storto. E la zeppa lo sosterrà senza dargli alcuna indicazione a raddrizzarsi.

Se, dopo 25 anni, togliamo la zeppa (o semplicemente l’albero raggiunge un peso non più sostenibile), l’albero cadrà giù irrimediabilmente.

Gli attrezzi correggi-postura funzionano o no?

La nostra schiena è come un albero: se gli mettiamo un supporto passivo, non stimoliamo i muscoli e, se usato in modo eccessivo, quando toglieremo il supporto la situazione non sarà migliorata.

Certo, un tutore può essere d’aiuto in determinate situazioni. Ma solo se lo si usa temporaneamente e per poche ore al giorno.

CONCLUSIONE:

Un ausilio può essere utile in situazioni acute

ma non può sostituirsi

al trattamento riabilitativo o alle cure del fisioterapista.

Risonanza magnetica: conosciamola meglio!

risonanza magnetica

Risonanza magnetica: conosciamola meglio!

Da circa 40 anni, la diagnostica per immagini si avvale della risonanza magnetica. Chissà quanti tra i miei lettori l’avranno eseguita almeno una volta nella vita!

Ma impariamo a conoscerla meglio. E, soprattutto, capiamo se e quanto è utile nella diagnosi di problemi di salute.

Risonanza magnetica: conosciamola meglio!

Come avviene una risonanza magnetica? La parte tecnica è decisamente complessa: proviamo però a spiegarla in modo semplice.

Immaginiamo un piano ricoperto di chiodi di ferro: intorno al piano abbiamo una calamita gigantesca. Come prima cosa attiviamo la calamita e facciamo una serie di foto dei chiodi che si allineano tutti per effetto del campo magnetico.

Poi disattiviamo la calamita e facciamo un’altra serie di foto ai chiodi che tornano al posto loro.

La stessa cosa avviene per una risonanza magnetica: si ricavano immagini di come si orientano le cellule in base al campo magnetico applicato. (È UNA SEMPLIFICAZIONE….se volete saperne di più, vi consiglio questo sito)

Risonanza magnetica: conosciamola meglio!

Ora che abbiamo dato una spiegazione rapida del funzionamento, cerchiamo di capire a cosa serve la risonanza magnetica.

In grandi linee, possiamo affermare che la risonanza magnetica serve per lo studio dei tessuti molli: articolazioni (muscoli, tendini, cartilagine articolare, dischi intervertebrali…), organi interni, cervello.

Si ottengono immagini sui tre piani ortogonali che possono essere di grande aiuto nelle diagnosi.

Risonanza magnetica: conosciamola meglio!

Arriviamo al punto cruciale. Ossia: quello che si vede nella risonanza della mia schiena come può essere utile per la diagnosi e per la terapia?

1- ricordiamoci che la risonanza magnetica è una fotografia: ci mostra la situazione di un segmento corporeo in quel momento, ma ci offre poche informazioni sul passato

2- è un esame statico: non possiamo avere la dinamicità di un esame ecografico che ci permette di studiare in modo attivo un gomito o una vescica urinaria

3- quello che vediamo sulle immagini della risonanza magnetica potrebbe non essere correlato al sintomo che abbiamo percepito.

Esempio alla Scrocknroll? OK!

risonanza magnetica

 

Analizziamo questa foto, partendo dalle cose possiamo dedurre con certezza o quasi:

  • si tratta di una donna
  • la sua carnagione è chiara
  • il clima sembra essere mite
  • possiamo addirittura cercare di capire l’ora
  • l’età potrebbe essere tra i 20 e i 35 anni
  • i suoi jeans hanno dei tagli

Ora, se analizziamo meglio la foto, ci troviamo di fronte a molti dubbi:

  • il suo genere/orientamento sessuale non è così facilmente identificabile
  • la carnagione chiara non ci dà informazioni esatte sulla nazionalità/etnia
  • potrebbe essere una foto fatta in studio e quindi potrebbe essere anche pieno inverno
  • l’orologio potrebbe non segnare l’ora esatta
  • l’età non è così facilmente deducibile
  • non sappiamo quando e come siano stati fatti i tagli sui pantaloni

Risonanza magnetica: conosciamola meglio!

Come fare per saperne di più sul soggetto della foto?

Cosa ci aiuterebbe?

Ad esempio una foto a figura intera (viso compreso) ci darebbe più informazioni. Ma anche sapere quando ha comprato i pantaloni sarebbe estremamente utile.

Torniamo alla risonanza magnetica.

Risonanza magnetica: conosciamola meglio!

La risonanza magnetica è un esame utilissimo ma preso così da solo, senza alcun altro parametro, resta molto enigmatica.

Vediamo una protrusione ma non sappiamo da quanto tempo è lì.

Non sappiamo, senza una chiacchierata con il paziente, se il sintomo che ci riporta è riconducibile a quella protrusione.

Abbiamo bisogno di conoscere la sua storia per capire se quella protrusione ha avuto dei sintomi oppure si trova lì da tempo.

Insomma: abbiamo necessità di vedere il paziente, parlare con lui, vedere altri esami (radiografie, ecografie…) per poter effettuare un intervento mirato e per poter dare consigli di igiene di vita!

Concludo con la frase che diceva sempre un collega quando i pazienti gli mettevano sulla scrivania le risonanze o le radiografie ancor prima che parlare:

“Le risonanze e le radiografie sono come le foto di famiglia: mica le fai vedere al primo appuntamento!”

 

 

A ciascuno il suo: chi si occupa del mal di schiena?

chi si occupa del mal di schiena

chi si occupa del mal di schiena?

Facendo zapping sul televisore, mi sono imbattuto nella solita intervista al solito medico che parlava di colonna vertebrale.

Si tratta di un medico molto famoso in tv, del quale non farò il nome (ma vi assicuro che lo conosco molto bene…).

Gli argomenti dell’intervista erano la postura e il mal di schiena: diagnosi e trattamento.

In nessun momento dell’intervista si è parlato di riabilitazione, fisioterapia o rieducazione posturale. Nè tantomeno è stato menzionato il fisioterapista.

Insomma: il medico è l’unica figura di riferimento. Punto.

A ciascuno il suo: chi si occupa del mal di schiena?

La centralità monolitica del medico è comune a tutte le specialità della medicina. Ma la stranezza che salta all’occhio è proprio nell’ambito fisioterapico/riabilitativo.

In tv (o negli altri mezzi di comunicazione), il fisioterapista è regelato sempre ad alcuni ruoli:

  • esecutore di prescrizioni o consigli impartiti da medici
  • consulente per problematiche “minori” (che talvolta rasentano l’ambito estetico)
  • figurante (tipo cartonato) per servizi su quanto è brava la sanità italiana

ecco il retro del tipico fisioterapista televisivo…

Molto raramente ci si rivolge al fisioterapista come FIGURA PROFESSIONALE IN POSSESSO DI UNA LAUREA TRIENNALE.

A ciascuno il suo: chi si occupa del mal di schiena?

Facciamo rapidamente un esempio alla Scrocknroll.

Ormai sempre più spesso si cerca su Youtube un tutorial per i motivi più disparati: rimuovere il calcare dalla cassetta di scarico, resettare uno smartphone, cambiare la valvola di un termosifone.

Immaginate di trovare un video supersponsorizzato e con milioni di visualizzazioni: È LUI! È QUELLO CHE VI SERVE PER LA VOSTRA CASSETTA DI SCARICO!!!

Avviate il video e vedete un ingegnere idraulico che vi mostra attraverso una presentazione realizzata con PowerPoint la progettazione ed il funzionamento di una valvola per termosifoni.

Utile? NO.

Interessante? Forse…ma il mio termosifone perde e a me servirebbe un idraulico che mi spieghi praticamente come sostituire la valvola.

A ciascuno il suo: chi si occupa del mal di schiena?

 

In un altro articolo avevo già affrontato questo dilemma.

Ma la trasmissione che ho visto mi ha messo in testa che forse siamo ancora troppo legati alla figura del medico.

A giugno di quest’anno compirò 22 anni di professione…e potrei fare un elenco abbastanza corposo di medici che si sono avventurati nell’ambito fisioterapico e riabilitativo consigliando metodi o tecniche non esattamente di successo.

Ma di questo ve ne parlerò la prossima volta!