COMUNICAZIONI IMPORTANTI RIGUARDANTI LA RIABILITAZIONE E L’EMERGENZA CORONAVIRUS

Il 12 marzo 2020, l’ordine professionale dei fisioterapisti e l’AIFI (associazione italiana fisioterapisti) hanno pubblicato un documento che comunica, in assenza di specifiche indicazioni da parte delle autorità competenti, delle regole da seguire.

Qui trovate il pdf originale.

Qui di seguito vi riporto le indicazioni fornite a noi fisioterapisti.

  • SOSPENDERE tutti i trattamenti di fisioterapia in presenza per tutto il periodo identificato dal DPCM 11/3/2020. Da questa disposizione sono esclusi la fisioterapia respiratoria nei setting di ricovero e le rieducazioni negli esiti recenti di interventi chirurgici, nei traumi con fratture e la fase immediatamente post acuta di patologie invalidanti cardiache e neurologiche (infarto, ictus, ecc) (con opportuni dispositivi di protezione individuale a causa della impossibilità di mantenere distanza inferiore di 1,5 metri)
  • TRASFORMARE in MODALITÀ A DISTANZA TUTTO CIÒ CHE È POSSIBILE come, a titolo di esempio, consulenze telefoniche o via webcam per disfunzioni di vario genere o monitoraggio di percorsi già avviati con esercizi che possono temporaneamente essere autogestiti dal paziente o dal care-giver
  • tra 2 settimane RIVALUTARE la possibilità, in relazione dell’evoluzione del quadro epidemiologico, la possibilità di reintrodurre alcune situazioni di contatto (con opportuni dispositivi a causa della distanza inferiore di 1,5 metri) solo in situazioni che richiedano urgente e indifferibile contatto e che potrebbero evolvere negativamente per ipomobilità, non uso appreso, disfunzioni respiratorie nonché per i fattori contestuali

COSA CAMBIA PRATICAMENTE NELLA RIABILITAZIONE CON L’EMERGENZA CORONAVIRUS

La riabilitazione prosegue (con opportuno uso di DPI e di sistemi di prevenzione) SOLO IN CASI DI

  • PZ RICOVERATI
  • TRAUMI CON FRATTURE
  • POST ACUZIE DI PATOLOGIE INVALIDANTI CARDIACHE E NEUROLOGICHE (ICTUS, INFARTO…)

Tutto il resto è da considerare non di primaria importanza.

Si cercherà di mantenere un contatto con i pazienti.

Dopo il 3 aprile 2020, si valuterà l’evoluzione della situazione nazionale per una eventuale ripresa dei trattamenti delle patologie e dei pazienti domiciliari o che rientrano in tutte le categorie non menzionate poco sopra

Coronavirus e mascherine: facciamo il punto.

L’argomento di oggi è stato suggerito dalla fila fatta per comprare alcune cose in un negozio di alimentari.

C’erano più mascherine che al carnevale di Venezia…eppure molti erano gli errori!

Coronavirus e mascherine: come funzionano?

La mascherina è, in gergo tecnico, un DPI: Dispositivo di Protezione Individuale.

Ovvero: serve a proteggersi e a proteggere.

Proteggere gli altri e proteggere noi stessi è la prerogativa tecnica delle mascherine per naso e bocca.

Nella direzione verso l’esterno, la mascherina impedisce che eventuali agenti patogeni presenti nel nostro apparato respiratorio vadano in giro verso gli altri.

Nella direzione verso l’interno, la mascherina evita (o perlomeno riduce al minimo) l’ingresso di patogeni verso il nostro apparato respiratorio.

Coronavirus e mascherine: paragoniamole a dei preservativi.

Le mascherine, per essere efficaci, vanno inserite all’interno di una routine ben precisa.

Un po’ come i preservativi.

In pratica funziona così:

  • sono, molto spesso, dei presidi usa e getta: usare la stessa per 3/4 giorni di fila non è molto igienico
  • tenerle sul collo, solo sulla bocca o solo sul naso, tirarle su e giù 20 volte al minuto non garantisce una protezione adeguata
  • mai in tasca o in borsa: se devono essere sterili, tenerle a contatto di chiavi, monete, fazzoletti usati non è il massimo
  • proteggono se sono prodotte in modo adeguato: sciarpe, foulard ed altri surrogati non sono utili nè protettivi
  • sono (o dovrebbero essere) dei dispositivi INDIVIDUALI: usare la stessa mascherina per 6 giorni passandola tra parenti o amici non è il massimo. Anzi: è proprio il peggior comportamento!

Immaginiamo, per portare avanti il nostro esempio di usare il preservativo così come usiamo la mascherina…

Coronavirus, mascherine e preservativi: immaginiamo…

Immaginiamo di usare lo stesso preservativo per 3/4 giorni.

Togliamolo 5/6 volte durante il rapporto sessuale.

Teniamo un preservativo, fuori della sua confezione sigillata, nela tasca del cappotto con le chiavi e le monete.

Usiamo, come preservativo, un sacchetto di plastica, una busta del pane, della pellicola per alimenti.

Condividiamo lo stesso preservativo usato dal nostro amico.

Visto così, l’uso della mascherina fa rabbrividire…vero?

Coronavirus e mascherine: usiamo il buonsenso

Indubbiamente la mascherina giusta, usata nel modo giusto, protegge in modo ottimale dagli agenti patogeni (tra tutti, il coronavirus).

Però il buonsenso ci dice anche che, se dobbiamo uscire per comprare un litro di latte o per gettare la spazzatura, forse basta attenersi alla distanza di sicurezza ed evitare contatti ravvicinati!

Qui trovate le informazioni ufficiali del sito del ministero della salute.

Ginnastica posturale: approfondiamo l’argomento

Nell’ultimo articolo avevamo parlato di ginnastica posturale e, soprattutto, del fraintendimento di base.

Se parliamo di postura e di tecniche che si occupano di trattare i problemi relativi alla postura, allora parliamo di molte cose ma non certo di “ginnastica posturale”.

Proseguiamo, dunque, la nostra analisi.

Ginnastica posturale: chi la prescrive?

CHIUNQUE!

Mi capitano quotidianamente pazienti con prescrizioni di “ginnastica posturale” fatte da quasi tutte le specializzazioni mediche…

Insomma sembra proprio che la ginnastica posturale curi ogni malanno.

In realtà, un trattamento relativo alla postura dovrebbe essere prescritto (con cognizione di causa) da quei medici che ne conoscono effetti, indicazioni, controindicazioni e limiti. Quindi gli ortopedici, i fisiatri e i neurologi.

Ginnastica posturale: cura davvero le ernie e la scoliosi?

No.

SIa che si parli di rieducazione posturale (con queste parole ci riferiamo a tutte quelle metodiche di ambito fisioterapico come Mezieres, Souchard, McKenzie) che si parli di ginnastica dolce, è necessario ricordare una serie di cose fondamentali

  • non esiste la panacea
  • non esiste alcun esercizio o metodo o farmaco che possa far rientrare una ernia discale
  • la scoliosi non si cura
  • le uniche figure professionali autorizzate ad occuparsi di postura sono il fisioterapista ed il chinesiologo

Analizziamo questi tre principi

Non esiste la panacea

Facciamocene una ragione: non esiste alcuna tecnica/massaggio/medicina miracolosa che faccia passare tutti i mali.

Esistono però tecniche/massaggi/medicine adeguate per ogni specifico problema

Non esiste alcun esercizio che possa far rientrare una ernia discale

Su questo blog ho parlato spesso di ernie discali.

Portiamo rapidamente un esempio:

provate a far rientrare il dentifricio uscito in eccesso nel tubetto senza usare alcun ausilio

È praticamente impossibile.

Certo, se tagliamo il fondo del tubetto e lo reinseriamo…o usiamo un utensile come uno stuzzicadenti…

Ma il dentifricio non rientra solo perchè muoviamo il tubetto.

Così come l’ernia non rientra se muoviamo in un determinato modo la schiena.

La scoliosi non si cura

La scoliosi non si cura nè si previene.

Si può migliorare lo stato di salute di una schiena scoliotica per evitare danni peggiori.

Si può rendere e mantenere elastica la muscolatura della colonna vertebrale per far sì che la scoliosi sia di minor fastidio.

Ma non esiste esercizio che possa “raddrizzare” la schiena.

Le uniche figure professionali autorizzate ad occuparsi di postura sono il fisioterapista ed il chinesiologo

La spiegazione è facile e breve.

Se c’è un problema posturale legato ad una patologia o ad un trauma, lo specialista autorizzato è il fisioterapista.

Se è necessaria una attività preventiva del dolore vertebrale o serve una ripresa dell’attività fisica dopo un problema vertebrale, lo specialista autorizzato è il chinesiologo.

Punto

Altre precisazioni…

  • attenzione a quei corsi/gruppi di “ginnastica posturale” con più di 4 partecipanti. Per un professionista è già difficile elaborare un trattamento adeguato con un paziente. Figuratevi con 15 persone in una sala
  • attenzione a chi “insegna” la ginnastica posturale: purtroppo l’abusivismo è dietro l’angolo e di praticoni ne sono piene le paleste (piccolo esempio: in un orario di una palestra ho visto che la ginnastica posturale delle 9 e la lezione di cardiofitness erano tenute dalla stessa persona…quindi forse non era un fisioterapista)
  • attenzione alla ginnastica posturale fatta ovunque: centri anziani, sale parrocchiali, ville comunali. Sarebbe come andare dal dentista nel retrobottega della salumeria o dal commercialista sulle scale di una stazione della metropolitana.

Ginnastica posturale: facciamo chiarezza.

Ginnastica posturale. Se cercate con Google queste due parole, troverete migliaia di risultati.

E troverete anche migliaia di informazioni discordanti.

Vi riporto un piccolo elenco di cose buffe che ho evidenziato sfogliando tra le varie pagine che parlano di ginnastica posturale.

  • miglioramento delle funzioni dell’apparato digerente
  • La ginnastica posturale serve per combattere: scoliosi, lombalgie, ernie, sciatalgie, artrosi e cervicalgie.
  • rivolgersi a uno specialista: un fisioterapista, un fisiatra, un posturologo

Secondo i siti che reclamizzano o sponsorizzano la ginnastica posturale, con questa “ginnastica” si può migliorare di tutto e di più.

Ma andiamo per gradi

Ginnastica posturale: è un termine corretto?

Se parliamo di postura e delle tecniche sviluppate negli anni per il trattamento del mal di schiena o di altre sindromi legate alla colonna vertebrale, dobbiamo usare termini adeguati.

Francoise Mezieres sviluppò il “metodo mezieres” e uno dei suoi libri, nei quali spiegava le basi della sua metodica, era intitolato “La ginnastica statica”

Philippe Souchard, allievo di Francoise Mezieres, ha teorizzato la “Rieducazione Posturale Globale” e lo “Stretching Globale Attivo”

Robin McKenzie, fisioterapista neozelandese, elaborò una tecnica di trattamento e di autotratatmento chiamato “Metodo McKenzie di diagnosi meccanica e terapia”

Mezieres, Souchard e McKenzie sono i nomi che vi capiteranno più spesso tra le righe se cercate informazioni sul trattamento posturale.

Ginnastica posturale: ma allora che cosa è?

La ginnastica posturale, secondo quello che si trova in rete (non esiste alcuna definizione ufficiale o metodica ufficiale o codifica di esercizi ufficiale), è un insieme di esercizi mutuati da decine di discipline il cui scopo è un miglioramento dello stato fisico generale.

Quindi ritroviamo esercizi di stretching, di respirazione, di equilibrio (sia in posizione eretta che in posizione quadrupedica), di rinforzo isometrico…

Esercizi presi dallo yoga, dalle tecniche che abbiamo citato prima (Mezieres, Souchard, McKenzie), dalla danza, dalla ginnastica artistica…

Ci sono esercizi fatti con pesi, bastoni, elastici, rulli, palline…

Quindi, forse, sarebbe meglio parlare di “ginnastica dolce” o di “esercizio globale attivo”.

Ginnastica posturale: chi la dovrebbe insegnare?

Qui si apre un discorso annoso.

Se parliamo di una tecnica/metodica/approccio volto a migliorare uno stato patologico (lombalgia, cervicalgia, dorsalgia…), l’unica figura autorizzata è il fisioterapista.

Se parliamo di un allenamento che ha come scopo la prevenzione e il miglioramento di funzioni motorie in persone sane o comunque sia senza patologie conclamate, allora l’unica figura autorizzata è il chinesiologo (ve lo ricordate? È il laureato/diplomato ISEF o IUSM)

È utile e necessario ricordare che, escluse queste due figure, NON ESISTE ALTRA FIGURA PROFESSIONALE AUTORIZZATA.

Nella prossima puntata affronterò altre questioni importanti riguardo la ginnastica posturale.

Manipolazioni vertebrali

Manipolazioni vertebrali

Non si placa la polemica innescata dalle dichiarazioni di Andrea Vianello, il giornalista RAI che, durante la presentazione del suo libro nel quale racconta la sua vicenda personale, ha dichiarato:

Io (di manipolazione cervicale)ne avevo fatta poco prima che avessi l’ictus, non avevo colesterolo e non c’era altro motivo perché mi colpisse, se non un problema meccanico, anche se non ci sono certezze. Non ci sono numeri su questo, ma c’è l’esperienza dei neurologi, dicono che può succedere ed è una cosa che pochi sanno.

In questo articolo, vi avevo riportato il commento di Dario Vitale, medico ed osteopata (nonchè mio maestro per ciò che riguarda l’arte osteopatica).

Sul sito dell’EOP (European Osteopathic Project) ho ritrovato un articolo del 2010 nel quale si dava spazio ad una considerazione sulle manipolazioni vertebrali fatta da Bertrand Rochard sul quarto numero del bollettino del Syndicat Français Des Ostéopathes e ripreso da About Osteopathy (SBO Belgium), del febbraio 2010 (qui trovate l’originale in francese)

manipolazioni vertebrali
Al centro nella foto, Bertrand Rochard. Alla sua destra, Alain Bernard. A sinistra, Dario Vitale.

Manipolazioni vertebrali: il parere di Bertrand Rochard.

L’articolo lo potete leggere qui, sul sito dell’EOP.

Io vorrei riportare e “spiegare” le frasi che, secondo me, spiegano meglio quale sia il senso e lo scopo delle manipolazioni vertebrali.

Innanzitutto, Rochard critica l’approccio secondo il quale le manipolazioni vertebrali vengono descritte come delle tecniche “forzate e violente”.

I fautori di un’osteopatia “dolce” non hanno fatto che avvalorare questa idea di “pericolosità”.
C’è da dire che normalizzare un’articolazione non è assolutamente un atto contrario alla cosiddetta “dolcezza” tanto auspicata da certi.

Manipolazioni vertebrali: definiamole.

Nel gergo osteopatico, le manipolazioni vertebrali sono definite con la sigla HVLA.

In inglese sta per

  • High
  • Velocity
  • Low
  • Amplitude

Ovvero: Alta Velocità-Piccola Ampiezza

Manipolare un tratto vertebrale significa, quindi, porre in atto una serie di manovre predisponenti alla manipolazione vera e propria che faranno in modo di rendere la manipolazione:

  • BREVE (ossia il movimento impresso all’articolazione sarà di pochi gradi)
  • VELOCE (ossia si cercherà di forzare per il minor tempo possibile)

Ora…Perchè temere tutto ciò?

Manipolazioni vertebrali: ancora le parole di Rochard.

Bertrand Rochard, sempre nell’articolo citato, diceva

Un indispensabile criterio di prudenza non deve diventare un motivo per non agire.
Non ci sono cattive manipolazioni, ma cattivi manipolatori e cattive indicazioni!
Utilizzato con maestria e con conoscenza il thrust rimane uno strumento fondamentale e non pericoloso.

È vero: se non si mette in pratica una buona anamnesi ed una valutazione scrupolosa, si possono fare dei danni anche con l’osteopatia.

Ma se il timore è eccessivo si può scivolare nella “devianza dolce” (così definita da Rochard)

E che dire di un’altra devianza “dolce” che spinge gli osteopati a privilegiare come strumento (osteopatico) la relazione terapeutica?

L’articolo procede nel dichiarare un ritorno all’osteopatia delle origini: basata sull’anatomia e sulla fisiologia, portata avanti con rigore e con i piedi per terra, lasciando ad ognuno il proprio ambito.

Solo attraverso un ritorno ai principi fondamentali, gestito da professionisti esperti, si può raggiungere questo obiettivo.

Manipolazioni vertebrali: la conclusione di Rochard

Bertrand Rochard conclude il suo articolo con una frase che potrebbe suonare strana

Una terapia capace di correre qualche rischio calcolato è sempre preferibile ad un trattamento confortevole ma inefficace

ATTENZIONE! Bertrand Rochard parla di “RISCHIO CALCOLATO” non di “RISCHIO E BASTA”.

Cosa sarà più efficace? Un thrust che può far paura ( ma solo perchè si sente un crack) o un massaggio con olio fatto con le luci soffuse?