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La ginnastica posturale non esiste.

Sembra una frase ad effetto, ma questo articolo è una riflessione su una coppia di parole che ormai viene usata troppo spesso a sproposito.

La ginnastica posturale: questa sconosciuta

Se domandate ad un passante cosa sia la ginnastica posturale, otterrete innumerevoli risposte.

Al giorno d’oggi, la si pratica ovunque, è “insegnata” da chiunque e piace a tutti.

Con “ginnastica posturale” si intende:

  • la ginnastica dolce
  • le tecniche di rilassamento
  • la rieducazione posturale
  • la fisioterapia per pz non troppo problematici
  • gli esercizi da fare a casa…

Tutto questo caos genera fondamentalmente gravi errori

La ginnastica posturale: un ossimoro

L’ossimoro è una “figura retorica che consiste nell’unione sintattica di due termini contraddittori, in modo tale che si riferiscano a una medesima entità”

Infatti, “ginnastica” si riferisce a “tutte le attività che tendono, mediante una serie ordinata di esercizi, a sviluppare l’apparato muscolare e dare robustezza e agilità al corpo umano”

“Posturale”, invece, si riferisce all’”atteggiamento abituale di un individuo determinato dalla contrazione di gruppi di muscoli scheletrici che si oppongono alla gravità”.

Quindi, semplificando molto, c’è una leggera contraddizione tra movimento e postura.

Rieducazione posturale: ecco la chiave di tutto

E quindi introduciamo la persona che per prima elaborò un metodo per la correzione della postura: Francoise Mezieres.

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Francoise Mezieres

L’avevamo già incontrata qui su Scrocknroll, parlando della posizione della scimmia e della sua utilità per il benessere delle anche e della schiena.

In realtà oggi citiamo il suo primo libro nel quale teorizzò, appunto, “La ginnastica statica”.

Ecco perchè, chi si occupa davvero di postura, utilizza il termine di “riducazione posturale globale” (termine nato negli anni 80 e coniato da Philippe Souchard, allievo di Francoise Mezieres e innovatore del metodo)

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Philippe Souchard, padre della rieducazione posturale globale

La ginnastica posturale la “insegna” chiunque

Ci sono praticoni che la fanno nelle palestre, persone che hanno fatto due anni di yoga che la insegnano nei centri anziani. Addirittura persone che la “insegnano” in campetti all’aperto per unire agli esercizi il beneficio dei raggi solari.

Ma chi è qualificato per insegnare ginnastica posturale?

Se intendiamo “una tecnica ed una serie di esercizi volti a ripristinare una corretta postura ed un armonico movimento corporeo”, allora ci sono SOLO DUE figure professionalmente preparate: i fisioterapisti e i chinesiologi (cliccate sul link per sapere chi sono i chinesiologi!)

Questo perchè, come abbiamo spiegato in altri articoli, il fisioterapista si occupa del recupero della mobilità dopo un evento traumatico (e non solo) e il chinesiologo si occupa del ritorno all’attività sportiva (che sia amatoriale, semiprofessionistica o professionistica) dopo il lavoro di normalizzazione di un evento traumatico del fisioterapista

La ginnastica posturale non serve se poi non ti comporti bene!

Sembra una minaccia ma è la verità: tutto ciò che si fa durante una seduta di rieducazione posturale ha senso solo se poi lo si applica nella vita quotidiana.

Correggere le tensioni muscolari e lavorare sull’elasticità del diaframma ha poco senso se poi passiamo la giornata tutti storti sulla scrivania.

Associamo la rieducazione posturale alla vera e propra ginnastica: sarebbe come allenarsi tre volte a settimana per una gara di salto e poi passare i restanti giorni seduti sul divano.

Massaggi e manipolazioni

ovvero: semplificare talvolta nuoce alla professione.

I social: gioie e dolori

I social sono stati una vera rivoluzione. Anche per noi fisioterapisti ed osteopati.

Ci hanno dato una visibilità elevata ed hanno permesso a molti di noi di ampliare la clientela.

Però, come tutte le cose belle, c’è un rovescio della medaglia

“ma allora fai i massaggi?”

La classica domanda che si fa ai fisioterapisti è questa:”Ma allora fai i massaggi?”.

No. Il fisioterapista fa ANCHE i massaggi ma soprattutto si occupa di riabilitazione.

Eppure centinaia di colleghi hanno scelto di sponsorizzare la loro attività basando la campagna pubblicitaria sui massaggi.

Non parliamo del cinema o delle serie tv dove il fisioterapista fa solo tre cose:

  • fa i massaggi
  • muove le gambe del paziente (sempre e solo le gambe, mai le braccia)
  • fa camminare il paziente tra le parallele o con il deambulatore

Punto. Non fa altro.

È ovvio che se la narrazione diventa “fisioterapia=massaggi” chiunque si sentirà in diritto di chiedere:”Ma che fai i massaggi?”

(Qui trovate il link ad un altro mio articolo che parla più approfonditamente del massaggio)

E le manipolazioni?

Se i massaggi sono la croce dei fisioterapisti, gli osteopati sono ossessionati da due richieste:

  • mi fai lo scrocchio?
  • non farmi lo scrocchio!

la temutissima manipolazione cervicale che infiniti lutti addusse agli Achei

Anche qui, per anni l’osteopatia è stata associata alla manipolazione vertebrale comprensiva di scrocchio rumoroso.

Eppure l’osteopatia è composta da tantissimi approcci tutti differenti e tutti ugualmente utili: il trattamento delle zone viscerali, le mobilizzazioni del Trattamento Generale Osteopatico, il trattamento della fascia e del connettivo…

Cionostante, film, tv e post incauti su Facebook e Instagram fanno vedere sempre il classico scrocchio cervicale (che, erroneamente, è stato demonizzato da Andrea Vianello come causa del suo problema vasculocerebrale. Se volete una spiegazione puntuale su cosa sia la manipolazione e sul caso di Andrea Vianello leggete questo articolo di Dario Vitale)

Massaggi e manipolazioni: ma allora le fate si o no?

I massaggi e le manipolazioni sono ALCUNE delle tecniche che vengono adottate dai fisioterapisti e dagli osteopati.

Anzi, per esperienza personale e per formazione (grazie all’EOP di Alain Bernard e Dario Vitale), posso affermare con certezza che si risolvono più problemi e sintomatologie con un buon trattamento posturale o con una buona mobilizzazione di un segmento piuttosto che con uno scrocchio/manipolazione o con un massaggio.

Quindi chiedete pure il massaggio e la manipolazione ma affidatevi al consiglio del vostro specialista!

Giochiamo al dottore?

L’ultima volta che ho scritto qui era ottobre 2021.

Ora ritorno con un nuovo articolo alla Scrocknroll che è una via di mezzo tra il debunking (ovvero rivelatore di bufale) e una specie di divulgatore.

Oggi voglio affrontare un argomento che mi sta a cuore da anni.

Perché moltissimi miei colleghi si definiscono “dottori”? Forse sbagliano?

no, perché in realtà possono tranquillamente.

Infatti il D.M. 270/2004 del settembre 2004 ha sancito le differenti qualifiche di “dottore”

Il titolo, per esempio, spetta a chiunque abbia “conseguito la laurea in un corso di studio universitario di primo ciclo (con durata triennale) o il diploma universitario in un corso della stessa durata”.

Quindi, l’infermiere, il fisioterapista, il tecnico di laboratorio, il tecnico di radiologia, il podologo…Insomma chiunque abbia conseguito una laurea triennale può usare il titolo di dottore.

Ma come mai che da qualche anno a questa parte siamo diventati tutti dottori?

Un malinteso…voluto?

Tutto risiede nel tentativo, più o meno velato, di generare il malinteso tra “dottore” e “medico”.

Da sempre questa parola (non seguita dalla specificazione del tipo di laurea) è ricondotta direttamente al medico chirurgo.

Il laureato in archeologia è l’archeologo

Il laureato in ingegneria è l’ingegnere

Il laureato in medicina e chirurgia (che abbia anche superato l’esame di abilitazione) è il medico. Ma, più brevemente, il dottore.

L’uso quotidiano rafforza il malinteso

“vai dal dottore?”

“domani porto le analisi al dottore”

“devo prenotare il controllo dal dottore”

Ed ecco che avviene la magia. Dottore=medico…quindi fisioterapista=dottore=quasi medico

Certo, alcuni potranno obiettare che si usa “dottore” per evitare quella parola un po’ desueta e che sembra dispregiativa. Ovvero, il paramedico.

Ma , parliamoci chiaramente, non è che definirsi “diversamente” ci rende immuni dallo sminuimento.

Ho esperienza personale di medici chirurghi specializzati che, per il semplice fatto di essere più giovani del primario, non sono presi i considerazione dal paziente perché sono “dottorini”

dottore
il più famoso “dottorino” del cinema italiano: Filippo Cirò intepreta il “dottore” in “Un Sacco Bello”

Forse una maggiore onestà gioverebbe a noi professionisti sanitari con una laurea triennale.

Professionista onesto, bravo, puntuale e che costa poco.

Quella che ho messo nel titolo sembra una richiesta assurda ma non è così.

Il fisioterapista dei sogni

Da qualche mese seguo un gruppo Facebook del mio quartiere. E, sempre più spesso, le richieste sono di questo genere:

per caso conoscete un idraulico/muratore/fisioterapista/caldaista/meccanico bravo, onesto e che non faccia spendere troppo?

E le risposte piovono a decine con nomi e numeri di professionisti bravissimi, precisissimi e con prezzi bassissimi.

E io mi domando come sia possibile coniugare bravura, professionalità e onorari eccessivamente bassi.

Il fisioterapista a prezzo calmierato…

Proprio per questo motivo, pensando di essere eccessivamente caro, ho fatto una ricerca su Google cercando i prezzi dei trattamenti riabilitativi a domicilio.

Ed è uscito fuori che i miei onorari sono più bassi della media della città di Roma!

Ma allora sbaglio io o sbagliano loro?

Ok! Il prezzo è bass…giusto!

Ma allora perchè si continua a chiedere il prezzo basso ma anche l’estrema professionalità?

Perchè stiamo parlando di una coperta corta: è ovvio che un professionista alle prime armi o che non ha fatto aggiornamenti può permettersi di chiedere un onorario basso (e ammazzare il mercato).

Allo stesso momento, però, se il professionista lavora da 10/20 anni e ha capacità sviluppate in questi anni è giusto e sacrosanto che chieda un prezzo adeguato.

Qualità vs quantità

Quello che sto facendo oggi è un discorso che possiamo riportare anche alla semplice spesa quotidiana: perchè la carne in un macellaio costa 10€ e da un altro ne costa 25€? È solo esosità o magari ci sta anche una differenza di qualità?

Se un idraulico chiede 10€ ed un altro ne chiede 25€…è solo ruberia?

Impariamo allora a chiedere se un professionista è in gamba o meno. L’importante, secondo me, è solo quello.

Ieri ho fatto il vaccino.

Ieri ho fatto il vaccino. Per la precisione, la prima dose di AstraZeneca.

Alla fine l’ho fatto grazie al mio medico di base che, aderendo alla campagna vaccinalee avendo ricevuto la mia adesione, mi ha inserito, in quanto suo paziente, nella sua lista. Prima di giudicare o di far partire la shitstorm, cliccate su questo link dove trovate, almeno per la Regione Lazio, la spiegazione di come il medico di famiglia possa effettuare il vaccino e chi sono i beneficiari.

Ieri ho fatto il vaccino.

In un mese e mezzo…

– ho contattato per un mese la ASL RM2->zero risultati

– ho contattato l’URP della Regione Lazio->la risposta è stata “contatti il suo ordine professionale”

– ho contattato il mio ordine professionale->la risposta è stata “abbiamo inviato gli elenchi alle ASL. Contatti loro”

– ho scritto a giornali e giornalisti (Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera)>nessuna risposta. Manco un predefinito “grazie della sua mail, le faremo sapere noi”

– insieme a migliaia di colleghi e colleghe ho ri-scritto a giornali e giornalisti->ci hanno dedicato tre righe nella cronaca di Roma e basta

– sempre con i colleghi e le colleghe (specifico “colleghe” perchè nell’ambito sanitario la componente femminile è molto presente, ma evidentemente nel mondo delle lotte femministe conta altro) abbiamo scritto a redazioni di trasmissioni tv->zero risposte

Ieri ho fatto il vaccino.

Pur essendo un operatore sanitario, ho ricevuto il vaccino al di fuori della mia categoria professionale.

L’ho ricevuto come cittadino e come paziente di un medico di famiglia.

Nel piano strategico pubblicato a dicembre dello scorso anno, gli operatori sanitari erano tra le categorie prioritarie.

Ma, chissà per quale strano meccanismo, ci sono stati operatori di serie A (che a fine gennaio avevano già completato l’iter vaccinale) e operatori di serie B (costretti a bussare, inutilmente, a porte chiuse)

Eppure, tra gli operatori sanitari senza vaccino, ci sono dentisti, tecnici di laboratorio, psicologi e psicoterapeuti…

Tutti e tutte esclusi forse perchè non abbiamo il collega influencer o la collega che posta la foto strappalacrime.

Ieri ho fatto il vaccino.

Fino a ieri ho continuato a lavorare andando dai miei pazienti a domicilio. Usando mezzi pubblici pieni ben oltre il 50% millantato da amministrazioni locali e nazionali.

Ho comprato (e continuo a comprare) DPI pagandoli di tasca mia. E assicurandomi che fossero DPI certificati e autorizzati e validati (a differenza di decine di parafarmacie che vendono mascherine FFP2 che, però, recano la scritta “NON PER USO MEDICO”).

Ho lavorato rischiando e, allo stesso tempo, confidando che prima o poi lo stato si ricordasse che “operatore sanitario” comprende TUTTI E TUTTE e non solo medici ed infermieri.

E invece, la regione Lazio (che ovunque viene presa ad esempio come virtuosa) ha preso un granchio gigantesco.

Ieri ho fatto il vaccino.

Da tutte le parti si alzano cori che glorificano la Regione Lazio: indubbiamente il Lazio ha dei numeri migliori rispetto ad altre regioni..ma ricorda tanto l’adagio “nel paese dei ciechi, l’orbo diventa sindaco”. È facile dire che il Lazio va alla grande se intorno ci sta il disastro.

Per esperienza personale, ho visto che in un ospedale romano di media grandezza il ritmo vaccinale è di 6/8 persone ogni 25/30 minuti. Che, a occhio e croce, fa 160/180 persone al giorno. Di questo passo, la vaccinazione della maggioranza degli italiani arriverà chissà quando.

Ieri ho fatto il vaccino.

E quindi…ieri ho fatto il vaccino, ma mi sento comunque triste.

Triste perchè vivo in un paese che non è in grado di riconoscere professionalità e competenze.

Triste perchè non c’è stato un giornale nè un giornalista interessato a farsi da portavoce dei diritti di una categoria decisamente numerosa.

Triste perchè, in questi mesi, le persone vicino a me non riuscivano a capire quale fosse la difficoltà. E quando spiegavo la situazione, si finiva sempre con un “dai che prima o poi chiamano anche te”.

Una frase che fa solo arrabbiare.