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Pezzi di ricambio: cosa succede dopo una artroprotesi?

Artroprotesi: da 20 anni è il pane quotidiano di Scrocknroll.

Spesso, infatti, i miei pazienti hanno a che fare con gli interventi di artroprotesi.

Cosa è l’artroprotesi?

 

eccovi la definizione del dizionario medico Treccani

 

artroprotesi Sostituzione completa di un’articolazione con una protesi, che riproduce anatomicamente, e soprattutto funzionalmente, l’articolazione danneggiata.

Ma la domanda che la maggior parte dei miei pazienti mi rivolge è:”Perchè dopo l’artroprotesi ho ancora dolori?”

Risposta “tecnica” numero 1

“Perchè l’intervento per sostituire l’articolazione prevede una procedura chirurgica decisamente invasiva”

Risposta alla Scrocknroll

“Quando devi sostituire dei tubi in bagno…quanto caos si genera tra demolizione e sostituzione? E quanta polvere ti trovi in giro per casa?”

Risposta tecnica numero 2

“Perchè l’artrosi dell’articolazione è solo una delle cause del dolore. Ad essa vanno aggiunti: la riduzione della mobilità, l’accorciamento fasciale e muscolare, la modificazione della postura”

Risposta alla Scrocknroll

“Se sostituisci SOLO i tubi del bagno (perchè erano rotti)…ma il bagno l’hanno costruito nel 1920…non è che magicamente il bagno diventa tutto moderno!”

Risposta tecnica numero 3

“Perchè applicare una protesi articolare  significa anche eliminare la comunicazione propriocettiva articolare che fa da sistema di controllo per i sistemi posturali e di movimento”

Risposta alla Scrocknroll

“L’apparecchio acustico è un tipo di protesi che fa grandi cose, ma non sarà mai come il tuo orecchio anatomico. Ci saranno sempre delle situazioni nelle quali non sarà efficace al 100%”

 

Artroprotesi: e allora?

L’artroprotesi è l’unico modo per intervenire in modo risolutivo nelle artrosi gravi.

Se la cartilagine è completamente consumata, se si stanno formando osteofiti (spunzoni di osso che si formano come se l’articolazione volesse cercare una specie di autoriparazione), se ci sono gravi modificazioni posturali, se tutti gli interventi conservativi (infiltrazioni, trattamenti fisioterapici e riabilitativi) non recano alcun beneficio..forse è il caso di valutare l’intervento che, eliminando anatomicamente la causa del dolore, può riportare un po’ di benessere e di tranquillità.

Ma ricordiamoci sempre che l’artrosi si è formata nel corso degli ANNI e che un intervento agisce su uno degli innumerevoli paramentri che sono andati a pallino in tutti questi anni!

 

 

Chiacchiere sotto l’ombrellone: artrosi

Da oggi provo a portare Scrocknroll sotto l’ombrellone. E inizio con un argomento che è tra i più gettonati: l’artrosi.

 

Cosa è l’artrosi (versione balneare)

Per evitare sommosse popolari, userò la definizione presa dal sito PUBMED.

 

“L’artrosi, di solito, si sviluppa nelle articolazioni che subiscono traumi o un uso eccessivo dovuto ad una particolare professione o da uno sport o da un eccessivo peso ponderale”

 

E quando la vicina d’ombrellone mi dice che lei ha l’artrosi perché vive a Venezia e lì ci sta “l’umido”?

 

Le rispondiamo che:

1 – l’artrosi si verifica per una usura dell’articolazione (esempio pratico: il cardine della porta che, nel tempo si rovina). Se l’umidità fosse una causa, metà della popolazione delle zone tropicali sarebbe intrappolata dai dolori…

2 – l’umidità e la pressione atmosferica possono AUMENTARE la percezione della sintomatologia dolorosa artrosica. Così come i capelli risentono dell’umidità nell’aria, ma non è che di colpo trasformano un capello liscio in un capello crespo DEFINITIVAMENTE.

 

 

Sembrerà che l’artrosi sia l’unico argomento che conosco…

 

In realtà, è una delle situazioni più frequenti e sicuramente quella meno conosciuta dal grande pubblico.

Sull’artrosi se ne sentono di tutti i colori…

Per chiarire nuovamente cosa sia l’artrosi, ve lo spiegherò ancora con un esempio alla Scrocknroll che vi sarà utile nelle chiacchiere sotto l’ombrellone o sui prati di montagna.

L’artrosi, l’utilitaria e i sacchetti di cemento.

artrosi

Ci siamo comprati la nostra utilitaria: pratica, maneggevole, economica. Nel traffico fila via tranquilla e possiamo parcheggiare ovunque.

Decidiamo, però, di usarla per trasportare dei sacchetti di cemento. Piccoli, eh! Non quintali, ma comunque sia pesanti.

Ne trasportiamo 5 al giorno…per qualche settimana (o almeno fino a quando non finiamo i lavori nella casa di campagna).

Il sovrappeso creato dai sacchetti genererà uno stress eccessivo delle sospensioni che perderanno rapidamente di efficienza.

Dopo aver portato i sacchetti di cemento, sottoponiamo la nostra utilitaria ad un altro stress: è arrivata l’estate e facciamo avanti e indietro dalla nostra casetta. Tutti i giorni, andiamo e torniamo.

La nostra automobile, costruita e predisposta per un uso quotidiano cittadino, mal sopporterà centinaia di km percorsi ogni giorno.

Artrosi: che fine fa l’utilitaria?

Risultato? L’utilitaria perderà rapidamente di efficienza.

Gli ammortizzatori saranno meno confortevoli e ogni buca ci sembrerà il cratere dell’Etna.

Il motore necessiterà di manutenzione più frequente, con conseguente dispendio di soldi e di tempo.

 

La stessa cosa avviene per le nostre articolazioni:

  • riduzione e stress della cartilagine articolare
  • affaticamento di strutture fasciali (muscoli, tendini, legamenti)
  • alterazione del carico del corpo (un esempio? L’insorgenza di callosità ai piedi che segnalano che il carico non è più correttamente distribuito)

 

La grandissima differenza tra l’utilitaria e noi è nei ricambi.

Mentre cambiare quattro ammortizzatori o cambiare un radiatore non ha controindicazioni, un intervento di artroprotesi di anca o di ginocchio non è privo di controindicazioni.

 

Ma del motivo per cui spesso dopo un intervento le cose non siano così semplici,  ne parliamo giovedì…!!!

Consigli per l’estate!

Estate…

I consigli di Scrocknroll sono utilissimi in ogni occasione vacanziera: sotto l’ombrellone, nel villaggio vacanze, in viaggio…

 

Estate: conoscere per non essere fregati! Imassaggi…

estate

Partiamo dai massaggi: croce e delizia delle nostre spiagge.

Innanzitutto possiamo tranquillamente evitare i massaggi proposti sulla spiaggia.

Non sappiamo nulla su chi ce li propone, non abbiamo certezze sull’igiene di chi li esegue, non sappiamo che tipo di prodotti verrannio utilizzati sulla nostra pelle…e non ne sappiamo la reazione quando vengono spalmati a 35 gradi centigradi.

Come vi ho già detto in un altro articolo ci sono solo tre categorie autorizzate per legge ad eseguire i massaggi:

1 – fisioterapisti/e

2 – massofisioterapisti/e

3 – estetisti/e

Un diploma o un attestato rilasciato da una associazione culturale NON ABILITA AL MASSAGGIO!!!!

Evitiamo, quindi, in estate di farci fare i massaggi senza avere un minimo di informazione su chi lo esegue!

Estate: sport. sport, sport e ancora sport!

estate

L’estate è il periodo in cui anche il più pigro di noi decide che vuole diventare un campioncino.

Ma facciamo attenzione!

Troppo spesso, si trovano in giro “istruttori” e “personal trainer” che sono stati in passato degli atleti e hanno deciso che un bravo atleta può essere anche un bravo personal trainer.

Gli unici abilitati per legge ad insegnare uno sport o ad essere personal trainer sono coloro che hanno conseguito il titolo allo IUSM (o, in passato, ISEF).

Purtroppo, il vuoto legislativo è ENORME. Non esiste, infatti, alcuna normativa che regolamenti la professione di personal trainer.

Per quanto sia difficile (ma le vacanze si preparano in anticipo..quindi possiamo “indagare”), cerchiamo di capire se la persona che ci insegnerà a tirare con l’arco o ad usare il windsurf è in possesso dei titoli necessari.

Come per i massaggi, anche un “Istruttore” inadeguato o approssimativo può provocare più danni che benefici.

E allora? Anche in estate con le antenne dritte?

Si. Proprio in estate bisogna tenere le antenne ben dritte e sintonizzate.

L’estate, infatti, la necessità di relax e la frenesia di ottenere il massimo con la minimo spesa ed il minimo sforzo può portarci a fare degli errori.

 

Pavimento pelvico: come funziona, così si scassa

Il titolo di oggi riporta le parole di uno dei miei maestri nell’apprendere il mestiere dell’osteopata: Dario Vitale.

L’anatomia e la fisiologia del nostro corpo è, per certi versi, semplice.

Una articolazione così come si muove in una determinata direzione, allo stesso modo può “guastarsi”.

Pavimento pelvico: perchè si scassa?

Nell’articolo precedente, avevamo detto che, su basi scientifiche, il pavimento pelvico non è una amaca ma una cupola. E tale forma si modifica nel momento in cui si contraggono i muscoli del perineo o quando si effettua il torchio addominale (modo gentile per definire lo sforzo per fare la cacca).

Ma il pavimento pelvico non vive in un universo parallelo, completamente avulso da tutto il resto.

Ad ogni atto respiratorio, riceve la spinta dei visceri addominali che, a loro volta, sono spinti verso il basso dal diaframma toracico.

Se la spinta è uniforme e “fisiologica”, il pavimento pelvico ha tutte le possibilità di contrastare e supportare questo movimento.

Ma se, per una serie di motivi, le pressioni addominali perdono la loro fisiologia, allora anche il pavimento pelvico subirà delle sollecitazioni eccessive.

pavimento pelvico

By Hustvedt (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], via Wikimedia Commons

Quando avevo parlato di Finet e WIlliame, avevo introdotto il concetto di pressione addominale.

Ora, parlando del pavimento pelvico, riprendo quel concetto.

Cosa succede al pavimento pelvico se nell’addome si perde l’armonia delle pressioni?

La classica forma a cupola tende a ridursi, ed il pavimento pelvico si irrigidisce in una contrazione eccentrica e perde parte della sua elasticità (la faccio molto breve e semplice per non annoiarvi…!)

Quindi, il risultato è un pavimento pelvico che è meno “cupoloso” e non reagisce adeguatamente alle sollecitazioni che provengono dall’alto e dal basso.

Vi ricordate che forma assumeva il pavimento pelvico nella contrazione per trattenere la pipì? Si abbassava.

In un pavimento pelvico che non ha più la forma di una cupola, la contrazione concentrica reiterata provoca solamente un maggior irrigidimento.

Un esempio?

Se avete un crampo, la cosa da fare è cercare di far tornare il muscolo con il crampo ad una lunghezza confortevole. Provate a contrarre il muscolo sul quale state avendo il crampo, poi mi direte che cosa si prova.

Ecco. Fatti senza controllo, senza un addestramento adeguato e senza una valutazione iniziale, gli esercizi di Kegel non sono molto utili.

Pavimento pelvico e osteopatia: un connubio ottimale

L’approccio osteopatico al pavimento pelvico è abbastanza semplice: in prima battuta, si tratta di trovare ed eliminare le cause che mettono in disfunzione il perineo. Quindi si indagano e si trattano tutte le strutture che compongono il bacino e tutte quelle circostanti.

Poi, si lavora in modo da ripristinare la funzionalità fisiologica.

Ecco: quando il pavimento pelvico avrà nuovamente un suo movimento fisiologico, allora sarà utile eseguire (sempre dopo un adeguato training) alcuni esercizi per il perineo che possono comprendere anche quelli di Kegel.

La prossima settimana vedremo quali sono le strutture del bacino che si scassano e come le ripara l’osteopata!

 

 

 

pavimento pelvico: amaca o cupola?

Nelle ultime settimane, sul web è rimbalzato l’hashtag #pavimentopelvico.

E, d’un tratto, sono rispuntati gli esercizi di Kegel e i sex toys.

Sfogliando Wikipedia, scopriamo che Arnold Kegel è stato un ginecologo statunitense che ha inventato uno strumento per misurare il tono muscolare del perineo. Inoltre ha elaborato una serie di esercizi per esercitare i muscoli del pavimento pelvico.

Tutto ciò tra il 1948 ed il 1960…(mediamente 55 anni fa)

pavimento pelvico: ci sono notizie più recenti?

Ora, senza nulla togliere al dottor Kegel, dal 1960 ad oggi ci sono state numerosissime pubblicazioni scientifiche che hanno modificato l’approccio al pavimento pelvico.

Ma andiamo per gradi.

Kegel non aveva torto.

No. Anzi: Kegel aveva ragione nel dire che una serie di esercizi di rinforzo di alcuni gruppi muscolari poteva essere utile per contrastare i problemi del pavimento pelvico.

Parliamo della tendenza al prolasso o dell’incontinenza o semplicemente di una continenza al limite.

Rinforzare un muscolo senza capire il motivo per cui sta perdendo funzionalità, però, è una strada rischiosa. Ma per capire meglio questa frase, dobbiamo partire dall’anatomia.

Pavimento pelvico: cosa è?

Il pavimento pelvico (o, più correttamente, diaframma pelvico) è composto da muscoli, tendini, legamenti e altre strutture connettivali che ricoprono l’area sottostante la pelvi (la pelvi è la regione del corpo che si trova tra addome e cosce ed è formata dall’unione delle ossa iliache, dell’osso sacro e del coccige).

pavimento pelvico

By OpenStax College [CC BY 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons

Tra le strutture principali di questo diaframma ricordiamo il muscolo elevatore dell’ano, il muscolo coccigeo ed i legamenti sacroiliaci.

Pavimento pelvico: amaca o cupola?

Qui entriamo in un argomento molto dibattuto e nel quale si annidano i falsi miti più frequenti.

Il pavimento pelvico NON È UNA AMACA.

E non è una notizia recente o campata in aria.

Lo si legge su uno studio del 1997 di Hjartadóttir, Nilsson, Petersen e Lingman pubblicato sulla rivista scientifica “Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica”.

In questo studio, attraverso la risonanza magnetica, si è evidenziato che la forma del pavimento pelvico a riposo è di una cupola.

Durante la contrazione (per trattenere la pipì), il pavimento pelvico si appiattisce e, nello sforzo del torchio addominale (per fare la cacca), si inverte e diventa un’amaca.

Ma, a riposo, non è una amaca.

Se fosse un’amaca, ad ogni colpo di tosse, starnuto o respiro i nostri visceri pelvici uscirebbero allegramente fuori.

Pavimento pelvico: le relazioni con il resto del nostro corpo

Come ho già detto in altri articoli, il nostro corpo funziona tutto insieme. Non è possibile, infatti, che un fegato od un gomito vivano da soli, in un loro universo, senza influenzare o senza essere influenzati da ciò che li circonda.

Ed il pavimento pelvico vive in strettissimo contatto con tutto ciò che lo circonda.

Pavimento pelvico: i vicini di casa

Partiamo da quelli del piano di sopra.

Tutti i visceri addominali (fegato, stomaco, milza, reni, pancreas, intestino tenue, colon), ad ogni atto respiratorio, vengono spinti verso il basso dal diaframma toracico. E “spinti verso il basso” significa che vengono mandati verso il pavimento pelvico…(ricordate l’articolo sulla pressione addominale e sugli studi di Finet e Williame? Se non lo ricordate, cliccate qui)

Al piano inferiore abbiamo gli arti inferiori. Una buona parte dei muscoli che regolano le rotazioni dell’anca prendono contatto con i muscoli della pelvi e, quindi, anche con le strutture muscolotendinee del pavimento pelvico.

Sullo stesso “pianerottolo” ci sono le ossa iliache: anche loro sono connesse con gli arti inferiori e con la colonna lombare.

Tutto questo noiosissimo elenco di vicini di casa serve per inserire il pavimento pelvico in un discorso più complesso che possa poi far capire meglio che gli esercizi di Kegel potrebbero non bastare o essere addirittura dannosi.

Per oggi mi fermo qui, ma tra qualche giorno vi parlerò di come il pavimento pelvico possa andare in disfunzione e di come l’approccio osteopatico possa essere un valido aiuto per risolvere numerose situazioni patologiche.