La pubblicità è l’anima del commercio (ma non dell’osteopatia)

“La pubblicità è l’anima del commercio”

In realtà preferisco l’aforisma di Marcello Marchesi, genio dimenticato ed incompreso della società italiana, che diceva:”La pubblicità è il commercio dell’anima”.

La pubblicità è l’anima del commercio: cosa c’entra con l’osteopatia o con la fisioterapia?

Fateci caso: la quasi totalità degli spot che riguardano farmaci per i dolori o per le situazioni patologiche propongono una soluzione all’effetto e non alla causa.

Il calore che scioglie la contrattura; l’antinfiammatorio che lenisce la cefalea (di ogni tipo, pure quella legata alle variazioni ormonali del ciclo mestruale); l’antiacido che permette pantagruelici pasti; l’antidolorifico che trasforma le nonne in iperattive giovinette capaci di tener testa a inesauribili nipoti.

Eppure, in nessun caso si cerca la causa.

La pubblicità è l’anima del commercio: proviamo a capire meglio

Indubbiamente, il calore svolge un ruolo primario nella detensione di muscoli contratti e, per estensione, nel miglioramento del sintomo del mal di schiena.

Però il calore e il rilasciamento muscolare sono momentanei (ma questo lo spot non lo dice): non appena  il calore svanisce, la contrattura si riaffaccia ed il dolore torna, magari in misura inferiore, ma torna.

In un mondo ideale, lo spot dovrebbe dire:”Con questo farmaco migliora il sintomo doloroso ed il tuo muscolo funziona un pochino meglio. Appena hai tempo, cerca di capire PERCHÈ la tua schiena si riempe di contratture e COSA PUOI FARE per eliminare o ridurre la CAUSA”

La pubblicità è l’anima del commercio: ma ci interessa davvero conoscere la causa del nostro dolore?

Trovare la causa del dolore di schiena o del bruciore di stomaco sottintende un passaggio fondamentale: essere pronti a modificare stile di vita o a cambiare abitudini.

Nella mia esperienza (quest’anno sono 22 anni che lavoro come fisioterapista), il 90% dei dolori di schiena sono legati a posture sbagliate mantenute durante l’attività lavorativa.

Chi sta troppo in piedi,

Chi sta troppo seduto,

Chi sta seduto per un tempo minore ma in modo sbagliato,

Chi sta in piedi per un tempo non eccessivo ma solleva pesi in modo inadeguato.

Spesso ho consigliato ai miei pazienti di modificare la propria postura durante l’attività lavorativa.

Si tratta di modifiche minime ma che portano a dei grandi benefici:

  • ogni 60/80 minuti, alzarsi dalla propria scrivania, andare in bagno e tornare a sedersi -> cambiando postura limitiamo i danni alle strutture articolari e legamentose
  • cercare di migliorare la propria postazione di lavoro -> un leggìo per il computer portatile o una diversa collocazione del pc
  • salvaguardare la schiena utilizzando la flessione delle anche invece che la flessione della schiena per raccogliere da terra un oggetto

La pubblicità è l’anima del commercio: siamo dei pigroni. Confessiamolo.

Nonostante tutto, il paziente che lavora 8 ore alla scrivania e al quale consiglio di alzarsi e fare una piccolissima passeggiata (non servono chilometri: spesso basta andare al bagno e tornare) non applica il consiglio.

la pubblicità è l'anima del commercio

By Skoivuma (Own work) [CC BY 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons

In questo modo si genera un circolo vizioso:

  • sto seduto troppo e male
  • mi viene il mal di schiena
  • prendo l’antinfiammatorio
  • va un po’ meglio
  • continuo a star seduto male e troppo
  • dopo un po’ l’antinfiammatorio non fa più effetto
  • vado dal fisioterapista
  • la situazione migliora
  • sto meglio
  • non applico i suoi consigli
  • torno a stare seduto troppo e male

La pubblicità è l’anima del commercio: forse ci meritiamo la cura dell’effetto e non della causa

Vi ricordate la famosa legge 626/94?

Oggi esiste la 81/08. In entrambi i casi ci sono elencati tutta una serie di provvedimenti e di accorgimenti che riguardano proprio il miglioramento del posto di lavoro.

ad esempio

per scongiurare i rischi per la salute (vista, postura e affaticamento) connessi all’attività lavorativa tramite videoterminali, vige l’obbligo per il datore di lavoro di tutelare i dipendenti con misure ad hoc e con interruzioni di un quarto d’ora ogni due ore (sempre mediante pause o cambiamento di attività di lavoro)

E 15 minuti ogni due ore sono MOOOOLTO di più di una passeggiata da-verso il bagno!

La pubblicità è l’anima del commercio: causa o effetto?

Lo spot di un famoso antiinfiammatorio a base di diclofenac parla di una azione alla radice del problema.

Beh, fa sorridere pensare che se il problema è la postura o la contrattura muscolare la soluzione ALLA RADICE sia un antiinfiammatorio.

Verrebbe da pensare che la soluzione “alla radice” possa essere una modifica della postura o un approccio più diretto, magari con un trattamento riabilitativo od osteopatico in grado di ristabilire una fisiologia articolare adeguata.

Ed invece no: la proposta è sempre quella momentanea e non quella duratura o, perlomeno, più adeguata

La pubblicità è l’anima del commercio: e allora? che si fa?

Per una volta tocca a noi decidere: continuare a prendere un farmaco che ci toglie il sintomo o andare VERAMENTE alla radice e provare a risolvere la causa?

 

Chinesiologia: chi era costei?

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Ogni tanto vado a vedere quali sono le parole più digitate sui motori di ricerca che fanno saltar fuori Scrocknroll.

E, spessissimo, esce fuori la chinesiologia.

“Differenza tra chinesiologia e osteopatia”

“Chi pratica la chinesiologia?”

“Chi è il professionista chinesiologo?”

Oggi ho contato che nel mese di febbraio 2017 per ben 12 volte il mio blog è uscito fuori perchè venivano cercate informazioni sulla chinesiologia.

Chi mi segue sarpà certamente che ne ho parlato più e più volte. Però sembra che in giro ci sia una confusione generale. (per questo nel titolo cito Don Abbondio da “I Promessi Sposi”)

So che forse annoierò alcuni di voi ma oggi voglio tornare su questo argomento.

Chinesiologia: chi era costei?

Che cosa è la chinesiologia? Il vocabolario Treccani la chiama “cinesiologia” e la definisce come

Disciplina che ha per scopo di guidare le attività motorie dell’uomo con orientamento formativo, ricreativo e sportivo, o correttivo; coincide in gran parte con l’educazione fisica.

Analizziamo questa definizione.

 

Chinesiologia: orientamento formativo, ricreativo e sportivo.

La chinesiologia si occupa della formazione dell’aspetto motorio di bambini, giovani ed adulti attraverso il “movimento razionale attivo” . Quindi, per occuparsi di ciò, il chinesiologo deve avere una formazione adeguata ed approfondita.

E arriviamo al punto cruciale: quali titoli di studio portano alla chinesiologia.

Chinesiologia: qual è il titolo di studio?

La risposta è breve e univoca: è all’interno di questo disegno di legge.

Articolo 1, comma 2

Per l’esercizio dell’attività professionale di chinesiologo di base è necessario il possesso della laurea in scienze delle attività motorie e sportive, classe di laurea L-22. Con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, da adottare entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti ai fini dell’esercizio della professione di cui al comma 1.

Quindi, quando questo disegno di legge andrà in porto, solo chi ha il titolo triennale o magistrale in scienze motorie potrà usufruire del titolo di “chinesiologo”.

Chinesiologia: e in attesa della legge?

Già. In attesa della legge?

Diciamo che se un disegno di legge indica come “chinesiologi” i laureati in scienze motorie forse una idea ce la possiamo fare!

Facciamo un piccolo elenco alla Scrocknroll.

NON POSSONO DIRSI CHINESIOLOGI:

  • laureati/e in fisioterapia
  • diplomati/e in estetica

Le professioni sopracitate hanno però i loro ambiti e le loro competenze.

Chinesiologia: e chi trovo nelle palestre o nei centri fitness?

Già…chi troviamo nella sala pesi o alla lezione di power gym/total crunch/fitball/cardiostrike?

Purtroppo esistono associazioni e scuole che propongono corsi aperti A CHIUNQUE che concedono il titolo di ISTRUTTORE DI FITNESS.

Voi vi chiederete:”Ma per partecipare a questo corso devo avere una laurea in scienze motorie?”

No…basta questo

chinesiologia

Ciò significa che il corso di istruttore (ossia una persona che poi dovrà dirti come-quanto-quando-perchè fare determinati esercizi) è aperto anche a chi, fino al giorno prima, lavorava in un ufficio o in una falegnameria (con TUTTO IL RISPETTO per gli uffici e le falegnamerie!)

Il corso dura 6 giorni. E in 6 giorni, magicamente, si diventa esperti di anatomia, fisiologia, teoria e tecnica dell’allenamento sportivo.

Chinesiologia: approfondiamo!

Vi lascio i compiti per casa?

Cercate voi sul web le scuole che propongono corsi per istruttori e guardate quante di queste limitano l’accesso ai laureati in scienze motorie.

Poi fate un altro gioco: vedete quale titolo rilasciano.

Un indizio…

Guardate  cosa si legge  riguardo i titoli rilasciati in una di queste scuole..

Al termine del corso (16 ore-un weekend) viene rilasciato un attestato di partecipazione riconosciuto da XYZ, ente nazionale di promozione sportiva riconosciuto dal ZZZ dal XXX.

 

Ho appositamente coperto ogni riferimento ad associazioni ed enti perchè vorrei che si focalizzasse l’attenzione su “ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE”.

Nella mia mente, un ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE è una attestazione (perdonate la ripetizione) che il tizio era lì in quei giorni. Che può voler dire anche che il tizio era lì ma giocava con lo smartphone.

Qualunque cosa facesse il tizio, non gli hanno dato un titolo abilitante all’esercizio della professione di istruttore.

 

Fate i compiti a casa…e attenti al chinesiologo!

 

 

La top five delle domande dei pazienti

la top five delle domande dei pazienti

Oggi alleggeriamo il blog e facciamoci quattro risate (ma non troppo) sulle domande più comuni e sui miti da sfatare

 

 

la top five delle domande

La top five delle domande dei pazienti: al numero 1…”l’umidità/il freddo/le correnti d’aria fanno venire l’artrosi?”

No. No. No. No.

Ho già detto no?

No. L’artrosi è causata dall’usura dei capi articolari. (se siete interessati ad un approfondimento, cliccate qui)

L’umidità, il freddo e le correnti d’aria possono aumentare la percezione del dolore o la contrattura muscolare.

 

la top five delle domande

La top five delle domande dei pazienti: al numero 2…”l’osteoporosi provoca dolori?”

No. L’osteoporosi è una rarefazione ossea. Per dirla alla Scrocknroll…sarebbe come provare dolore quando cominciano a cadere i capelli. Per approfondire ecco un articolo

 

la top five delle domande

La top five delle domande dei pazienti: al numero 3…”la  posturale la faccio in palestra. Faccio bene?”

No e si.

No perchè, dati alla mano, troppo spesso le palestre sono popolate da insegnanti non qualificati per eseguire trattamenti di rieducazione posturale.

No perchè la rieducazione posturale è una tecnica che si basa sull’individualità posturale di ognuno di noi. Non esistono esercizi di “posturale” che si fanno in gruppo.

Si se si tratta di un trattamento individuale eseguito da un fisioterapista con formazione adeguata, seppur eseguito in una palestra.

 

la top five delle domande

La top five delle domande dei pazienti: al numero 4…”una vicina di casa ha fatto un corso di shiatsu. mi posso fidare?”

No e si.

No perchè, come già spiegato altrove, se si considera lo shiatsu come un massaggio curativo allora dovrebbero praticarlo solo i fisioterapisti. Se, invece, lo vogliamo inserire nella categoria dei trattamenti estetici, allora può essere praticato solo da chi possiede il titolo riconosciuto di estetista.

Se si escludono queste due categorie, il massaggio shiatsu non potrebbe essere praticato da nessun’altro.

SI se la vicina di casa è una fisioterapista o una estetista.

 

la top five delle domande

La top five delle domande dei pazienti: al numero 5…”il nuoto fa bene per la scoliosi di mia figlia?”

No. Uno studio del 2015 (qui trovate il link, è in inglese…) ha approfondito l’argomento.

Il risultato è il seguente: il nuoto aumenta il rischio di asimmetrie di tronco. Inoltre, il nuoto aumenta il rischio di ipercifosi, di iperlordosi e di LBP (low back pain: dolore lombare).

Conclusione di questo studio? Il nuoto è associato con i rischi suddetti. Nonostante sia considerato uno sport completo ed un trattamento per la scoliosi (ORROREEEEE), i dati raccolti nello studio contraddicono questo approccio e registrano una prevalenza di dolore lombare basso nelle donne.

 

Shiatzu: occhi aperti!

By Polina ka [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Shiatzu:

Pratica di terapia fisica, in uso in Giappone da oltre duemila anni, che si avvale di una semplice pressione, uniforme e continua, su determinati punti del corpo (gomiti, ginocchia, piedi), compiuta con le dita ma anche con la palma delle mani; si differenzia dal massaggio, come viene spesso erroneamente definito (che comporta invece energiche, ritmiche manipolazioni), e può agire sul sistema nervoso, circolatorio, muscolare e articolare.

Questa è la definizione che si trova sul vocabolario Treccani.

Ma lo scopo dell’articolo di oggi non è capire cosa sia lo shiatzu ma cercare di capire chi lo può praticare e come difendersi da operatori che non sono abilitati.

Shiatzu: perchè oggi parliamo di questa pratica orientale?

Ieri ho trovato sul parabrezza della mia automobile questo biglietto da visita

 

shiatzuE quasi immediatamente ho pensato:”Un’altra bufala?”.

Partendo da un articolo che pubblicai a luglio 2015, analizziamo questo biglietto da visita.

Shiatzu: chi può praticarlo?

In Italia il massaggio è regolamentato in questo modo:

  • il massaggio estetico (rassodante, drenante, linfodrenaggio estetico) può essere effettuato SOLO DA PROFESSIONISTI CHE HANNO CONSEGUITO IL TITOLO DI ESTETISTA
  • il massaggio sportivo può essere effettuato SOLO DA MASSOFISIOTERAPISTI, MASSAGGIATORI SPORTIVI (attraverso corsi istituiti tramite il Ministero della Salute, le Regioni ed il CONI), E FISIOTERAPISTI
  • il massaggio terapeutico (linfodrenaggio terapeutico, massaggio del tessuto connettivale) può essere effettuato SOLO DA FISIOTERAPISTI.

Quindi, a rigor di logica, lo shiatzu dovrebbe essere appannaggio dei fisioterapisti e, entro certi limiti, dei professionisti con titolo di estetista.

In questo bigliettino vediamo che il “massaggiatore” cita un diploma conseguito presso l’AIMA…ma in rete non ci sta alcun riferimento a questa associazione.

Se si cerca, un dato che emerge in modo netto è che L’AGOPUNTURA DEVE ESSERE PRATICATA SOLO DA PERSONALE MEDICO ADEGUATAMENTE FORMATO.

Shiatzu: quanto valgono i diplomi delle scuole di shiatzu?

Per rispondere a questa domanda, ho cercato su Google…e ho sfogliato le pagine di una delle scuole che appaiono per prime.

Non faccio nomi e non metto alcuna immagine o link. Se volete cercate anche voi!

La prima cosa che salta all’occhio è che i docenti sono, per così dire, autoreferenziati. Ovvero: persone che hanno fatto decine di corsi di shiatzu ma non hanno nel loro curriculum alcuna menzione di corsi che si possano ricondurre all’area medico-sanitaria.

La seconda cosa è l’assenza di requisiti specifici per l’ammissione ai corsi. Per cui immagino, ma sono maligno, che questi corsi siano popolati da persone che magari fino a due settimane prima facevano tutt’altra cosa e non hanno la benchè minima idea della differenza tra l’artrosi e l’artrite.

La terza cosa (secondo me la più pesante) è che il titolo rilasciato dalle scuole è un “attestato di frequenza”

shiatzu

immagine tratta da una sezione di domande e risposte di una scuola di shiatzu

Shiatzu: la fantomatica legge n 4 del 2013

In quasi tutti i siti internet delle scuole di shiatzu trovate citata questa legge.

Ve la faccio più semplice: in questa legge si parla della possibilità, per professionisti di una qualunque attività, di potersi regolamentare mettendo su una associazione.

Peccato che le scuole di shiatzu (e non solo loro) omettano il comma 6 dell’articolo 2 che recita

 

6. Ai professionisti di cui all'art. 1, comma 2, anche se  iscritti
alle associazioni di cui al  presente  articolo,  non  e'  consentito
l'esercizio delle attivita' professionali  riservate  dalla  legge  a
specifiche categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino  il
possesso  dei  requisiti  previsti  dalla  legge  e  l'iscrizione  al
relativo albo professionale.

 

Quindi, i professionisti ai quali si rivolge la legge 4 del 2013 non possono esercitare professioni regolamentate altrove.

Per qaunto riguarda l’articolo 1 ed il comma 2, ecco cosa dice

2. Ai fini della presente legge, per «professione  non  organizzata
in ordini o collegi», di seguito denominata «professione», si intende
l'attivita' economica, anche organizzata, volta alla  prestazione  di
servizi o di opere a  favore  di  terzi,  esercitata  abitualmente  e
prevalentemente mediante lavoro  intellettuale,  o  comunque  con  il
concorso di questo, con  esclusione  delle  attivita'  riservate  per
legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi  dell'art.  2229
del codice civile, delle professioni sanitarie e  delle  attivita'  e
dei  mestieri  artigianali,  commerciali  e  di  pubblico   esercizio
disciplinati da specifiche normative.

Shiatzu: ma allora che si fa?

Bella domanda!

Il mio consiglio è quello di prendere queste pratiche con le molle.

Adesso sapete molte cose:

  • che le scuole di shiatzu rilasciano attestati di frequenza e non diplomi abilitanti
  • che un operatore shiatzu non necessita di particolari titoli o di particolari conoscenze
  • che, se assimiliamo lo shiatzu ad una pratica curativa od estetica, gli unici abilitati a praticarlo sarebbero fisioterapisti, massoterapisti e professionisti con il titolo di estetista.

Volete fare una cosa gradita a voi, ai vostri amici e conoscenti? Cercate voi stessi le informazioni che io vi ho dato. Spulciate i titoli e i siti di chi propone questi corsi e queste pratiche.

Divulgate queste informazioni.

Solo la conoscenza e l’informazione corretta ci salverà dall’abusivismo!

 

Anatomia di una bufala

Bufala.

Non il bovino che produce il latte dal quale si ottengono meravigliosi latticini. Bensì, come recita il vocabolario Treccani,

Svista, errore madornale; affermazione falsa, inverosimile; panzana

Oggi, quindi, riprenderò in mano un argomento molto attuale e cercherò di adeguarlo all’osteopatia, alla fisioterapia e ai social.

Anatomia di una bufala: partiamo dall’inizio

Questa mattina, Facebook mi ha proposto un post sponsorizzato. Qui sotto potete vedere l’immagine

bufala

(Ho volutamente oscurato nome e sito internet dell’azienda perchè vorrei che l’attenzione si focalizzasse sul principio di una bufala e non su un soggetto in particolare.)

Immediatamente mi si è accesa una lampadina (a basso consumo) in testa e mi sono detto:”Ecco come si può servire una bufala!”

Anatomia di una bufala: le parole sono importanti

Partiamo dalle parole.

Prima riflessione

Nell’annuncio leggiamo

Per chi ne soffre, la cervicale è un problema veramente fastidioso

“La cervicale” non è una patologia. È un segmento anatomico. È un pezzo del nostro corpo: quindi non si può soffrire di cervicale.

Sarebbe come dire:”Le ruote dell’automobile sono un vero e proprio problema”. Oppure:”il dramma delle tastiere wireless”.

La parola “cervicale” identifica un tratto della colonna vertebrale di 7 vertebre. Punto.

bufala

Nell’uso quotidiano è diventato normale dire “soffro di cervicale” oppure “c’ho la lombare”. Ma non è esatto. Anzi: è proprio sbagliato.

Se si soffre di “cervicale” bisogna parlare di “cervicalgia” (ossia: dolore alla cervicale).

Per molti potrà sembrare una questione di lana caprina ma invece è importante usare le parole in modo adeguato.

Se il meccanico vi dicesse:”Il problema sono gli sportelli anteriori”…voi subito sareste pronti a controbattere:”Qual è il problema? Sono rotti? Arrugginiti? Ammaccati?”

La stessa cosa con la cervicale. Dire “c’ho la cervicale” non fornisce alcun dato diagnostico: complica e impiccia le cose.

Seconda riflessione

Per fortuna ci sono alcuni rimedi artigianali naturali che danno grandi risultati

È vero: la medicina non è una scienza esatta. Ma tra l’inesattezza in alcuni casi della medicina ed il ricorrere a “rimedi artigianali”…

Cosa fanno questi fantomatici cuscini farciti di noccioli di ciliegia? Niente di eclatante. Riscaldano.

Punto e basta.

Sono comodi perchè si possono modellare sul collo, ma non fanno altro.

E il benessere generato dal calore è, nella maggior parte dei casi, momentaneo e tendente alla reveresibilità.

In pratica, il calore crea un aumento della circolazione sanguigna e migliora temporaneamente l’eccessiva tensione delle strutture muscolari del collo. Il risultato è una miglior elasticità del collo.

Che però scompare nel momento in cui il calore si riduce.

Terza riflessione

la fascia naturale e termoregolabile con noccioli di ciliegio…

l’aggettivo “regolabile” trae in inganno. Nell’accezione comune (ma anche nei vocabolari) la parola “termoregolabile” indica un qualcosa che si può regolare.

Quando si mette un cuscino di noccioli in un forno a microoonde e lo si scalda per un tot di minuti ad una determinata potenza, non si sa che temperatura si raggiungerà.

Teoricamente, anche le mie mani da osteopata sono termoregolabili e producono benessere: ma non sono in grado di stabilire quanti gradi centigradi emaneranno!!!

Quindi definire “termoregolabile” quel cuscino non è una vra e propria bufala…però ci si avvicina tanto.

Anatomia di una bufala: ma questo cuscino calorifero funziona o no?

Ma allora il calore funziona o no?

È utile questo cuscino?

A chi serve?

Una domanda alla volta, please!

Prima domanda.

Il calore serve: spesso e volentieri funziona in numerose situazioni dolorose dell’apparato locomotore e gastrointestinale. Ma si limita a produrre un effetto momentaneo.

La borsa dell’acqua calda che aiuta nelle coliche di fegato non elimina il calcolo biliare. Nè elimina la possibilità di recidive di colica.

Il calore si limita a ridurre lo spasmo della muscolatura liscia dell’addome e migliora la sintomatologia.

Ma se ci sta un calcolo nella cistifellea, il calore serve a poco.

La stessa cosa si può dire per la CERVICALGIA (usiamo le parole giuste!).

Se il dolore alla colonna cervicale è generato da una postura sbagliata (che mette in tensione irregolare i muscoli), il calore sarà solo un rimedio empirico che permetterà di godere di 8/12 ore di benessere. Poi, non appena si assumerà nuovamente la postura errata, il dolore tornerà come prima.

Seconda domanda: è utile questo cuscino?

Risposta cattiva: serve molto a chi lo vende.

Risposta buona: se siamo coscienti che è un rimedio momentaneo e che per una cervicalgia è opportuno rivolgersi ad un fisioterapista o ad un osteopata allora è utile.

Terza domanda: a chi serve?

A tutti e a nessuno.

Se le posture sbagliate generano la maggior parte dei dolori alla colonna vertebrale ed alle articolazioni principali (spalle, gomiti, ginocchia, anche), allora non giova ad alcuno. E quindi, la rieducazione posturale batte il cuscino 1 a 0.

Se invece, come nel paragrafo precedente, lo usiamo come strumento di “pronto soccorso” allora è utile a molti.

Anatomia di una bufala: ma allora questo annuncio è una bufala o no?

La mia opinione, e sottolineo “la mia opinione“, è che si tratta di un rimedio casereccio associato ad una bufala lessicale.

Spacciare un cuscino con noccioli riscaldabili per, e cito testualmente,

un antico rimedio naturale, grazie al fatto che i noccioli riscaldati rilasciano un calore secco che risulta indicato nel trattamento di dolori articolari, cervicali, torcicolli, coliche addominali e geloni,

allora la bufala è servita.

Il calore secco è un rimedio empirico. Nei dolori articolari è molto più utile un trattamento fisioterapico od un intervento medico.

Il calore del cuscino farcito di noccioli di ciliegia teniamolo per le serate fredde…