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pavimento pelvico: amaca o cupola?

Nelle ultime settimane, sul web è rimbalzato l’hashtag #pavimentopelvico.

E, d’un tratto, sono rispuntati gli esercizi di Kegel e i sex toys.

Sfogliando Wikipedia, scopriamo che Arnold Kegel è stato un ginecologo statunitense che ha inventato uno strumento per misurare il tono muscolare del perineo. Inoltre ha elaborato una serie di esercizi per esercitare i muscoli del pavimento pelvico.

Tutto ciò tra il 1948 ed il 1960…(mediamente 55 anni fa)

pavimento pelvico: ci sono notizie più recenti?

Ora, senza nulla togliere al dottor Kegel, dal 1960 ad oggi ci sono state numerosissime pubblicazioni scientifiche che hanno modificato l’approccio al pavimento pelvico.

Ma andiamo per gradi.

Kegel non aveva torto.

No. Anzi: Kegel aveva ragione nel dire che una serie di esercizi di rinforzo di alcuni gruppi muscolari poteva essere utile per contrastare i problemi del pavimento pelvico.

Parliamo della tendenza al prolasso o dell’incontinenza o semplicemente di una continenza al limite.

Rinforzare un muscolo senza capire il motivo per cui sta perdendo funzionalità, però, è una strada rischiosa. Ma per capire meglio questa frase, dobbiamo partire dall’anatomia.

Pavimento pelvico: cosa è?

Il pavimento pelvico (o, più correttamente, diaframma pelvico) è composto da muscoli, tendini, legamenti e altre strutture connettivali che ricoprono l’area sottostante la pelvi (la pelvi è la regione del corpo che si trova tra addome e cosce ed è formata dall’unione delle ossa iliache, dell’osso sacro e del coccige).

pavimento pelvico

By OpenStax College [CC BY 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons

Tra le strutture principali di questo diaframma ricordiamo il muscolo elevatore dell’ano, il muscolo coccigeo ed i legamenti sacroiliaci.

Pavimento pelvico: amaca o cupola?

Qui entriamo in un argomento molto dibattuto e nel quale si annidano i falsi miti più frequenti.

Il pavimento pelvico NON È UNA AMACA.

E non è una notizia recente o campata in aria.

Lo si legge su uno studio del 1997 di Hjartadóttir, Nilsson, Petersen e Lingman pubblicato sulla rivista scientifica “Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica”.

In questo studio, attraverso la risonanza magnetica, si è evidenziato che la forma del pavimento pelvico a riposo è di una cupola.

Durante la contrazione (per trattenere la pipì), il pavimento pelvico si appiattisce e, nello sforzo del torchio addominale (per fare la cacca), si inverte e diventa un’amaca.

Ma, a riposo, non è una amaca.

Se fosse un’amaca, ad ogni colpo di tosse, starnuto o respiro i nostri visceri pelvici uscirebbero allegramente fuori.

Pavimento pelvico: le relazioni con il resto del nostro corpo

Come ho già detto in altri articoli, il nostro corpo funziona tutto insieme. Non è possibile, infatti, che un fegato od un gomito vivano da soli, in un loro universo, senza influenzare o senza essere influenzati da ciò che li circonda.

Ed il pavimento pelvico vive in strettissimo contatto con tutto ciò che lo circonda.

Pavimento pelvico: i vicini di casa

Partiamo da quelli del piano di sopra.

Tutti i visceri addominali (fegato, stomaco, milza, reni, pancreas, intestino tenue, colon), ad ogni atto respiratorio, vengono spinti verso il basso dal diaframma toracico. E “spinti verso il basso” significa che vengono mandati verso il pavimento pelvico…(ricordate l’articolo sulla pressione addominale e sugli studi di Finet e Williame? Se non lo ricordate, cliccate qui)

Al piano inferiore abbiamo gli arti inferiori. Una buona parte dei muscoli che regolano le rotazioni dell’anca prendono contatto con i muscoli della pelvi e, quindi, anche con le strutture muscolotendinee del pavimento pelvico.

Sullo stesso “pianerottolo” ci sono le ossa iliache: anche loro sono connesse con gli arti inferiori e con la colonna lombare.

Tutto questo noiosissimo elenco di vicini di casa serve per inserire il pavimento pelvico in un discorso più complesso che possa poi far capire meglio che gli esercizi di Kegel potrebbero non bastare o essere addirittura dannosi.

Per oggi mi fermo qui, ma tra qualche giorno vi parlerò di come il pavimento pelvico possa andare in disfunzione e di come l’approccio osteopatico possa essere un valido aiuto per risolvere numerose situazioni patologiche.

 

 

La milza: un organo misterioso. O no?

Al giorno d’oggi, quasi tutti sappiamo a cosa servono i vari organi interni.

Il fegato è una fabbrica chimica.

I reni filtrano.

Lo stomaco trita e mischia.

L’intestino assorbe le sostanze nutritive.

I polmoni filtrano l’aria.

Il cuore pompa il sangue.

Le ghiandole (pancreas, surrenali, tiroide, ipofisi) producono sostanze chimiche.

Ok.

E la milza?

Che fa?

Dove sta?

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La sindrome del tunnel carpale

Ieri Scrocknroll è stato ospite di Radio Capital, nella trasmissione di Silvia Mobili e Betty Senatore. (qui trovate la puntata in podcast)

Dai messaggi degli ascoltatori, sono usciti fuori numerosi argomenti interessanti. Alcuni li abbiamo trattati in trasmissione, altri no. Uno di questi è il tunnel carpale.

Ma andiamo per gradi.

Cosa si intende quando si dice “sindrome del tunnel carpale”?

La sindrome del tunnel carpale è una situazione di “restringimento” di spazi anatomici che avviene per varie cause.

La più frequente è l’infiammazione continua delle guaine dentro le quali scorrono i tendini nel polso.

L’infiammazione prolungata porta gonfiore, edema e, se queste condizioni si prolungano, il primo a soffrire è il nervo mediano.

sindrome del tunnel carpale

Che succede nella sindrome del tunnel carpale? (versione Scrocknroll)

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Il canale stretto

Tranquilli: non parleremo dello stretto di Messina.

Parleremo di una patologia frequente e di come può essere approcciata con l’osteopatia e con la rieducazione posturale secondo Mezieres.

Che cosa è la sindrome del canale stretto?

In medicina, il termine più appropriato è “stenosi del canale vertebrale”. Si tratta di una riduzione del diametro del canale vertebrale dovuta, nella maggior parte dei casi, ad un progressivo ispessimento dei legamenti che lo delimitano. Tale ispessimento provoca una sofferenza delle radici nervose che si trovano costrette in questa riduzione.

Ok. Adesso lo spieghiamo alla Scrocknroll.

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C’è posto per tutti…ovvero: che succede in gravidanza?

 

Oggi vorrei spiegarvi cosa succede durante la gravidanza e il motivo per cui ci si può rivolgere all’osteopatia.

Innanzitutto facciamo una piccola lista della spesa di quello che contiene l’addome ed il piccolo bacino di una donna.

– fegato e cistifellea

– milza

– stomaco

– pancreas

– due reni, due surreni, due ureteri e una vescica

– duodeno, intestino tenue e colon

– utero, tube e ovaie

A questi vanno aggiunte: vene, arterie, nervi, vasi linfatici, muscoli e vari connettivi di riempimento.

Al di fuori della gravidanza, tutto questo contenuto lavora e si muove in modo armonico. Quasi sempre…

Ma cosa avviene durante la gravidanza?

Su questo sito americano, ci sono degli esempi meravigliosi riguardo l’aumento delle dimensioni dell’utero durante la gravidanza.

Si passa dalle dimensioni di un’arancia fino a quelle di un cocomero!

Ma il problema è che l’utero è inserito all’interno di un sistema chiuso (ricordate quando vi parlai della pentola a pressione?). Un sistema che è costretto ad adattarsi alle modificazioni progressive dell’utero.

Volete un esempio alla Scrocknroll?

Eccolo!

Immaginiamo l’addome di una donna come uno zaino da viaggio dove, in modo molto accurato e preciso, sono stati messi vestiti ed altri capi di abbigliamento.

Al centro di questo zaino ci sta un’arancia. Che sta lì.

D’un tratto, l’arancia diventa un pompelmo e poi una papaya.

E mentre si trasforma, questa papaya comincia a premere e a spingere i vestiti verso le pareti dello zaino.

Quando si avvicina il terzo trimestre, la papaya si è trasformata in un cocomero. Immaginate quindi un cocomero che prepotentemente spinge camicette, maglioncini e tshirt in modo costante.

Cosa avviene ai vestiti che sono costretti a spostarsi e pressarsi fra loro per far posto al cocomerone?

SI spiegazzano, si stropicciano, si accavallano gli uni con gli altri.

Poi, quando si arriva a destinazione, si apre lo zaino, si toglie il cocomero e che succede?

I vestiti restano spiegazzati e magari ci impiegano qualche giorno per tornare alla posizione iniziale.

Ora torniamo all’anatomia dell’addome femminile.

In questa foto (tratta dal sito https://birthingbliss.wordpress.com/tag/pregnancy/), vedete le modificazioni e gli spostamenti degli organi interni durante l’accrescimento fetale.

 

gravidanza

Adesso è più chiara l’origine di lombalgie, difficoltà digestive e problemi urinari durante i nove mesi di gestazione.

Ma cosa può fare l’osteopatia?

L’approccio osteopatico alla donna in gravidanza punta soprattutto sull’alleviare determinati disturbi di origine viscerale o osteoarticolare aiutando le strutture a sopportare questi spostamenti e queste pressioni.

Si potrà lavorare sulle articolazioni tra l’osso sacro e le ossa iliache, per allentare tensioni che sono dovute all’allargamento dei diametri del bacino per far posto al nascituro.

Si aiuterà, per quanto possibile, il buon funzionamento del tratto intestinale lavorando sulle ali iliache e sul diaframma.

Ma il vero aiuto lo si potrà dare subito dopo il parto.

Infatti, mentre nel nostro zaino le cose si sono accavallate e spostate pian piano, con il parto le modificazioni sono più rapide.

Il parto, se lo vogliamo paragonare a qualcosa alla Scrocknroll, lo possiamo paragonare ad una libreria piena zeppa di libri dalla quale ne vengono tolti di colpo alcuni.

Che succede?

Eccovi un paio di foto di uno scaffale della mia libreria…

Prima

gravidanza

e dopo

 

gravidanza

come potete vedere, i libri sono collassati gli uni sugli altri.

La stessa cosa (più o meno..vi ricordo che io parlo per iperbole e quindi non dovete immaginare il fegato e lo stomaco che crollano verso il basso in modo rovinoso) accade ai visceri addominali che, dopo nove mesi, perdono il supporto dell’utero in 12/18 ore.

In questo caso, il ruolo dell’osteopatia è di occuparsi di tutte quelle situazioni di dolore o di disfunzione che possono verificarsi a carico dei visceri o delle articolazioni. Ad esempio, sono frequenti le lombalgie e le pubalgie post-gravidiche così come non è raro avere difficoltà digestive nelle settimane dopo il parto.

Ma la cosa veramente fondamentale dell’approccio osteopatico alla donna in gravidanza risiede proprio nell’essenza stessa dell’osteopatia: aiutare il corpo a reagire/agire da solo. Sopratutto in un momento in cui la donna ha necessità di affidarsi a trattamenti ed approcci che non abbiano controindicazioni.