Anatomia di una bufala

Bufala.

Non il bovino che produce il latte dal quale si ottengono meravigliosi latticini. Bensì, come recita il vocabolario Treccani,

Svista, errore madornale; affermazione falsa, inverosimile; panzana

Oggi, quindi, riprenderò in mano un argomento molto attuale e cercherò di adeguarlo all’osteopatia, alla fisioterapia e ai social.

Anatomia di una bufala: partiamo dall’inizio

Questa mattina, Facebook mi ha proposto un post sponsorizzato. Qui sotto potete vedere l’immagine

bufala

(Ho volutamente oscurato nome e sito internet dell’azienda perchè vorrei che l’attenzione si focalizzasse sul principio di una bufala e non su un soggetto in particolare.)

Immediatamente mi si è accesa una lampadina (a basso consumo) in testa e mi sono detto:”Ecco come si può servire una bufala!”

Anatomia di una bufala: le parole sono importanti

Partiamo dalle parole.

Prima riflessione

Nell’annuncio leggiamo

Per chi ne soffre, la cervicale è un problema veramente fastidioso

“La cervicale” non è una patologia. È un segmento anatomico. È un pezzo del nostro corpo: quindi non si può soffrire di cervicale.

Sarebbe come dire:”Le ruote dell’automobile sono un vero e proprio problema”. Oppure:”il dramma delle tastiere wireless”.

La parola “cervicale” identifica un tratto della colonna vertebrale di 7 vertebre. Punto.

bufala

Nell’uso quotidiano è diventato normale dire “soffro di cervicale” oppure “c’ho la lombare”. Ma non è esatto. Anzi: è proprio sbagliato.

Se si soffre di “cervicale” bisogna parlare di “cervicalgia” (ossia: dolore alla cervicale).

Per molti potrà sembrare una questione di lana caprina ma invece è importante usare le parole in modo adeguato.

Se il meccanico vi dicesse:”Il problema sono gli sportelli anteriori”…voi subito sareste pronti a controbattere:”Qual è il problema? Sono rotti? Arrugginiti? Ammaccati?”

La stessa cosa con la cervicale. Dire “c’ho la cervicale” non fornisce alcun dato diagnostico: complica e impiccia le cose.

Seconda riflessione

Per fortuna ci sono alcuni rimedi artigianali naturali che danno grandi risultati

È vero: la medicina non è una scienza esatta. Ma tra l’inesattezza in alcuni casi della medicina ed il ricorrere a “rimedi artigianali”…

Cosa fanno questi fantomatici cuscini farciti di noccioli di ciliegia? Niente di eclatante. Riscaldano.

Punto e basta.

Sono comodi perchè si possono modellare sul collo, ma non fanno altro.

E il benessere generato dal calore è, nella maggior parte dei casi, momentaneo e tendente alla reveresibilità.

In pratica, il calore crea un aumento della circolazione sanguigna e migliora temporaneamente l’eccessiva tensione delle strutture muscolari del collo. Il risultato è una miglior elasticità del collo.

Che però scompare nel momento in cui il calore si riduce.

Terza riflessione

la fascia naturale e termoregolabile con noccioli di ciliegio…

l’aggettivo “regolabile” trae in inganno. Nell’accezione comune (ma anche nei vocabolari) la parola “termoregolabile” indica un qualcosa che si può regolare.

Quando si mette un cuscino di noccioli in un forno a microoonde e lo si scalda per un tot di minuti ad una determinata potenza, non si sa che temperatura si raggiungerà.

Teoricamente, anche le mie mani da osteopata sono termoregolabili e producono benessere: ma non sono in grado di stabilire quanti gradi centigradi emaneranno!!!

Quindi definire “termoregolabile” quel cuscino non è una vra e propria bufala…però ci si avvicina tanto.

Anatomia di una bufala: ma questo cuscino calorifero funziona o no?

Ma allora il calore funziona o no?

È utile questo cuscino?

A chi serve?

Una domanda alla volta, please!

Prima domanda.

Il calore serve: spesso e volentieri funziona in numerose situazioni dolorose dell’apparato locomotore e gastrointestinale. Ma si limita a produrre un effetto momentaneo.

La borsa dell’acqua calda che aiuta nelle coliche di fegato non elimina il calcolo biliare. Nè elimina la possibilità di recidive di colica.

Il calore si limita a ridurre lo spasmo della muscolatura liscia dell’addome e migliora la sintomatologia.

Ma se ci sta un calcolo nella cistifellea, il calore serve a poco.

La stessa cosa si può dire per la CERVICALGIA (usiamo le parole giuste!).

Se il dolore alla colonna cervicale è generato da una postura sbagliata (che mette in tensione irregolare i muscoli), il calore sarà solo un rimedio empirico che permetterà di godere di 8/12 ore di benessere. Poi, non appena si assumerà nuovamente la postura errata, il dolore tornerà come prima.

Seconda domanda: è utile questo cuscino?

Risposta cattiva: serve molto a chi lo vende.

Risposta buona: se siamo coscienti che è un rimedio momentaneo e che per una cervicalgia è opportuno rivolgersi ad un fisioterapista o ad un osteopata allora è utile.

Terza domanda: a chi serve?

A tutti e a nessuno.

Se le posture sbagliate generano la maggior parte dei dolori alla colonna vertebrale ed alle articolazioni principali (spalle, gomiti, ginocchia, anche), allora non giova ad alcuno. E quindi, la rieducazione posturale batte il cuscino 1 a 0.

Se invece, come nel paragrafo precedente, lo usiamo come strumento di “pronto soccorso” allora è utile a molti.

Anatomia di una bufala: ma allora questo annuncio è una bufala o no?

La mia opinione, e sottolineo “la mia opinione“, è che si tratta di un rimedio casereccio associato ad una bufala lessicale.

Spacciare un cuscino con noccioli riscaldabili per, e cito testualmente,

un antico rimedio naturale, grazie al fatto che i noccioli riscaldati rilasciano un calore secco che risulta indicato nel trattamento di dolori articolari, cervicali, torcicolli, coliche addominali e geloni,

allora la bufala è servita.

Il calore secco è un rimedio empirico. Nei dolori articolari è molto più utile un trattamento fisioterapico od un intervento medico.

Il calore del cuscino farcito di noccioli di ciliegia teniamolo per le serate fredde…

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