Le 5 cose da non chiedere mai ad un fisioterapista!

Oggi staremo leggeri.

Ovvero, ci faremo quattro risate su luoghi comuni ed errori che riguardano i fisioterapisti e la riabilitazione!

Partiamo!

La prima domanda è la più classica

“SEI FISIOTERAPISTA? ALLORA FAI I MASSAGGI?”

le 5 cose da non chiedere mai ad un fisioterapista

Sì. Il fisioterapista fa ANCHE i massaggi, ma questi ultimi fanno parte delle decine di tecniche che si possono attuare.

Ma è molto limitativo dire che un fisioterapista “fa solo i massaggi”.

Sarebbe come chiedere ad un sarto se attacca solo bottoni o ad una parrucchiera se lava solo i capelli!

Avanti con la prossima!

La seconda domanda è

“MA TU CON LE MANI RIESCI A SENTIRE SE HO L’ARTROSI?”

le 5 cose da non chiedere mai ad un fisioterapista

Con le mani, un fisioterapista può sentire molte cose: se c’è una tensione fasciale, se c’è una contrattura muscolare, se l’articolazione è limitata nel suo movimento.

Ma ancora non sono state fornite delle mani a raggi X o ad ultrasuoni.

Con le mani è praticamente impossibile capire in che stato si trovi l’interno di una articolazione.

Lo si può dedurre da alcuni test o dall’anamnesi, ma la diagnostica per immagini (RX, RMN, TAC, ecografia) sono di sicuro più esatte.

Ecco la terza!

La terza domanda, molto comune, è

“COME MAI LA MIA AMICA CHE HA FATTO LO STESSO INTERVENTO HA CAMMINATO PRIMA E MEGLIO DI ME?”

le 5 cose da non chiedere mai ad un fisioterapista

Perchè siete due persone differenti!

Un intervento chirurgico si basa indubbiamente su una parte tecnica e su una parte soggettiva: quando il chirurgo apre, può modificare o gestire diversamente la sua opera in base a ciò che si trova davanti.

Sarebbe come stupirsi se lo stesso vestito, della stessa taglia, veste diversamente su due persone diverse!

Delicatissimi!

Quarta domanda (quella che mi fanno moolto spesso…)

“COME MAI SEI IN SOVRAPPESO?!? EPPURE TI MUOVI TUTTO IL GIORNO!”

le 5 cose da non chiedere mai ad un fisioterapista

A meno che non si lavori in ambito sportivo (e quindi ci si possa ritagliare del tempo per fare dell’esercizio con gli atleti), il fisioterapista si muove molto poco.

Con un paziente sul lettino, il fisioterapista si “limita” a girare intorno, sedersi, fare resistenza con le mani o con degli elastici.

Insomma…sarebbe bello se si potesse dimagrire facendo il fisioterapista ma non succede!

Magia! Magia!

La quinta ed ultima domanda è la più bella (scherzosamente parlando)

“HO UN DOLORE QUI (e indica un punto generico), CHE COSA PUÒ ESSERE?!?”

le 5 cose da non chiedere mai ad un fisioterapista

Provate a dire ad un idraulico “ho una perdita in salone: cosa può essere?” oppure ad un informatico “la stampante non stampa: che può essere?”.

Non è facile capire quale possa essere la causa di un dolore. È ancora meno facile capirla solo con un dito puntato su una zona!

le 5 cose da non chiedere mai ad un fisioterapista

Per concludere: il fisioterapista può fare e sa fare molte cose…impariamo cosa chiedere e come chiederlo. Una domanda precisa porterà molto più facilmente ad una risposta precisa!

Yoga? No, grazie!

Yoga…una disciplina che fa male?!?!…FERMI! Non cambiate blog!

Ho usato un titolo ad effetto per parlare della gigantesca differenza che esiste tra la pratica dello yoga nelle persone sane e la pratica dello yoga come tecnica riabilitativa.

Yoga? No, grazie!

innanzitutto partiamo dall’inizio e vediamo cos’è lo yoga.

L’enciclopedia Treccani lo definisce come una

Disciplina psico-fisiologica indiana basata su una vasta gamma di tecniche ascetiche

Quindi si tratta di una tecnica meditativa che, come corollario fondamentale, comprende anche tecniche di “condizionamento” del corpo.

(Mi scuso in anticipo se sarò poco preciso per quanto riguarda le definizioni dello yoga, ma il mio interesse in questo articolo è un altro).

Ora, nella cultura di massa, lo si pratica per rinforzare, allungare, elasticizzare i tessuti dell’apparato locomotore.

E bisogna ammettere che funziona molto bene: più di un paziente ha mantenuto una forma fisica più che buona praticando dello yoga

Yoga? No, grazie!

La mia critica è rivolta a tutte quelle persone che, da praticanti o da insegnanti, vogliono far diventare lo yoga un sostituto della riabilitazione o della rieducazione funzionale.

Negli esercizi e nelle posizioni viene stimolato e migliorato l’equilibrio corporeo.

Ma solo una funzione “assopita” può essere stimolata e migliorata.

Se l’equilibrio è deficitario o addirittura assente per motivi patologici o post-traumatici, forse è utile dapprima rieducare l’equilibrio.

Poi, quando la persona avrà un equilibrio accettabile, si potrà pensare ad un miglioramento attraverso questa disciplina.

Scrocknroll…spiegaci tu!

Un esempio alla Scrocknroll?

Eccolo!

Immaginiamo un bel mobile d’epoca:

yoga

Lo abbiamo comprato in un mercatino: è un po’ rovinato, scrostato, ha qualche buchetto fatto dai tarli…

Quale sarà il primo intervento per renderlo bello e funzionale?

Passare una vernice colorata e montare delle maniglie vintage oppure occuparci di eliminare i tarli, turare i buchi, stuccare e carteggiare?

Ovviamente la seconda opzione!

Allo stesso modo, se l’equilibrio o la forza muscolare o la coordinazione motoria si sono perse in seguito ad un incidente, ad un ictus o ad un intervento chirurgico, lo yoga potrà servire solo DOPO che il fisioterapista avrà ripristinato (o perlomeno rimesso in funzione in modo sufficentemente valido) le funzioni di base.

Yoga? No, grazie!

Praticare con un ginocchio operato da poche settimane o con una cicatrice recente sull’addome o con delle vertigini non è la cosa più utile.

Anzi: in questo caso diventa rischioso e, secondo me, anche frustrante.

Rendersi conto che non si riesce a mantenere una posizione in mezzo a 10/15 persone che la mantengono agevolmente non credo sia il massimo!

Lombalgia e disinformazione

Lombaglia e disinformazione è l’argomento che vorrei trattare oggi.

Ero alla ricerca di dati riguardanti i tempi di recupero per una lombalgia (questo sarà tema di un altro articolo, tranquilli!) e sfogliando i risultati di Google, mi sono imbattuto in questo articolo.

Analizziamolo e cerchiamo di capire perchè, troppo spesso, troviamo in rete notizie incomplete, fuorvianti o, talvolta, decisamente false.

Lombalgia e disinformazione

Con il termine “lombalgia” si indica una situazione di dolore a carico della zona lombare.

Non si specifica se si tratta di problemi ossei, legamentosi, nervosi, muscolari, viscerali, psicosomatici, degenerativi, infiammatori…e fin qui l’articolo dice cose adeguate.

Poi, d’un tratto, inizia il poutporri.

Si mischiano sintomi, diagnosi, zone. Insomma: non si riesce a capire dove voglia andare a parare un articolo che promette di parlare di

sintomi, cause, esercizi e tempi di recupero

Lombalgia e disinformazione

Ma l’apice si tocca nella sezione “Rimedi per alleviare il mal di schiena”

Vediamoli uno alla volta.

  • riposo: si parla di “radici nervose che guariscono”…inutile dire che, se la lombalgia è infiammatoria, anche due settimane alle Maldive sono inutili per ridurre il dolore. E, soprattutto, i nervi che guariscono sottintendono una lesione tale che al confronto la lombalgia è un bicchiere d’acqua.
  • impacchi di ghiaccio e di calore: addirittura alternati. Il ghiaccio vasocostringe, il calore vasodilata. Se abbiamo un trauma acuto (una distorsione, per esempio) il freddo aiuta a ridurre/limitare l’edema. Se abbiamo una contrattura muscolare, il calore aiuta a ridurla. Se mettiamo il calore su una distorsione ed il ghiaccio su una contrattura….beh…
  • esercizi per la lombalgia: qui il poutpourri tocca la sua vetta più alta. Innanzitutto si mettono sullo stesso tre professionisti completamente diversi: il fisiatra, il fisioterapista ed il chiropratico. Il fisiatra è un medico chirurgo specializzato in medicina fisica e riabilitazione; il fisioterapista è un laureato triennale che si occupa di riabilitazione; il chiropratico è colui che è in possesso del diploma di laurea magistrale in chiropratica.

Immaginate di avere un mobile da riparare e vi venga consigliato di rivolgervi, indistintamente, al falegname, all’architetto e al’ebanista.

Oppure avete un tubo che perde e vi dicono che la riparazione la può effettuare l’idraulico, l’ignegnere idraulico ed un tecnico che lavora in una centrale idroelettrica.

Vi suonerebbe strano? A me si!

Lombalgia e disinformazione

Concludiamo rapidamente ricordando che:

  • se avete dubbi sui vostri dolori, Google può servire ma è comunque pieno di inserzioni a pagamento e di fake news
  • i professionisti qualificati per la vostra lombalgia possono essere il fisiatra, il fisioterapista ed il chiropratico. Ma ognuno di loro ha un campo di azione ben delimitato e ben descritto dalle leggi italiane (qui trovate l’albo dei medici, qui trovate l’albo dei fisioterapisti, qui trovate l’albo dei chiropratici). Per quanto riguarda i fisioterapisti, l’albo è FINALMENTE UFFICIALE E NAZIONALE: quindi se chi vi tratta non si trova in quell’elenco…o è abusivo oppure sta tardando ad iscriversi…

Soprattutto ricordiamoci poche cose FONDAMENTALI:

  • la lombalgia raramente viene in un giorno
  • la lombaglia raramente se ne va con un solo trattamento
  • la moderazione in farmaci e rimedi della nonna va sempre attuata

PS

l’autrice dell’articolo in questione non risulta nè sull’albo dei fisioterapisti nè tantomeno su quello dei medici chirurghi…

Gli ausili per la postura

Gli ausili per la postura dominano da giorni la pubblicità televisiva.

Parliamo della grande famiglia di Active Posture ed altri ausili: una sorta di accessorio che aiuta a stare dritti con la schiena.

Funziona? Serve? È utile?

Ne avevamo già parlato qui…ma è meglio ripetere le cose!

Analizziamo tutti i pro (pochi) ed i contro (abbastanza…)

Gli ausili per la postura

Partiamo da un classico ragionamento: se Active Posture o gli altri ausili per la postura funzionassero davvero avverando i miracoli che promettono, ci sarebbero due possibilità:

  • li troveremmo in vendita ovunque
  • costerebbo molto

Un arnese così miracoloso, infatti, potrebbe costare molto…

Ma se leggiamo bene la descrizione di questo ausilio, ci rendiamo conto che i produttori/venditori sono molto astuti.

Su uno dei tanti siti che vende questo “busto” si legge

Migliora la postura • Allevia il dolore • Raddrizza la schiena • Riduce la pancia • Ti sostiene

“Migliora la postura”: è vero. In effetti un busto che avvolge, sostiene, comprime e spinge, oggettivamente, migliora la postura.

“Allevia il dolore”: si e no: Può alleviare i dolori relativi alla posizione sbagliata ma se ci stanno fenomeni artrosici, i loro sintomi non saranno alleviati un granchè

“Raddrizza la schiena”: si. Anche un busto di gesso raddrizza la schiena…

“Riduce la pancia”:….beh, avendo una fascia di velcro che si chiude sull’addome, svolge la stessa funzione di una pancera.

“Ti sostiene”: eh…in realtà dovrebbero essere i tuoi muscoli ed i tuoi riflessi posturali a sostenerti.

Allora? Lo compriamo?

Esempio rapido rapido alla Scrocknroll.

Immaginate di avere una automobile.

Immaginate che abbia un problema agli ammortizzatori.

Immaginate che vi venga proposta questa soluzione:

  • metti la tua automobile su di un carro attrezzi
  • la leghi ben bene
  • fai i tuoi giri guidando il carro attrezzi con la tua auto sopra

MIRACOLO! Gli ammortizzatori non danno più problemi e la tua automobile non fa più quel rumoraccio!

Non abbiamo risolto il problema agli ammortizzatori. L’abbiamo semplicemente aggirato.

Con il risultato che, usando sempre meno l’automobile, quando la rimetteremo su strada sicuramente ci saranno altri guasti accumulati e generati dal mancato utilizzo

Gli ausili per la postura

Concludiamo con due riflessioni:

  • se cerchiamo un ausilio che possa migliorare la postura in una persona molto anziana, debilitata e che non è in grado di eseguire o sopportare dei trattamenti fisioterapici e di rieducazione posturale, allora questi ausili vanno bene. (Tant’è che da anni le officine ortopediche producono busti di questo genere)
  • se, invece, speriamo che un arnese ci salvi la schiena a soli 39€…allora ci sbagliamo di grosso!

Idee per una sanità migliore

Questa volta non darò consigli pratici, nè spiegherò come funziona la milza o il fegato.

Questa volta, nel mio piccolo, proverò a dare qualche idea, che forse rimarrà inascoltata, a tutti coloro che si occupano di sanità a livello politico ma che, stranamente, raramente interpellano chi nella sanità ci lavora tutti i giorni da anni.

Idee per una sanità migliore

Nel pensare a questo articolo mi sono fatto una domanda:

perchè siamo così attenti ai nostri smartphone ed alle nostre auto e non poniamo la stessa attenzione al nostro corpo?

Ed il problema è proprio questo: se si accende una spia sul cruscotto dell’automobile, la maggiornaza di noi corre dal meccanico per capire cosa accade.

Allo stesso modo, la prima cosa che compriamo pochi minuti dopo aver preso il nuovo smartphone è un proteggischermo e una custodia, possibilmente antiurto.

Idee per una sanità migliore

Eppure non utilizziamo la stessa cura per il nostro corpo. Se ci viene un dolore, non andiamo da uno specialista (che può essere anche un fisioterapista) per avere delucidazioni. Prendiamo una pasticca e via.

Sarebbe come mettere un pezzetto di nastro adesivo sulla spia accesa sul cruscotto

Idee per una sanità migliore

Ma cosa c’entra la politica in tutto questo?

Nella mia esperienza, la prevenzione e il mantenimento quotidiano costano moooolto meno dell’intervento eccezionale.

In 23 anni di professione ho conosciuto decine di persone che, nonostante l’età avanzata e una vita lavorativa attiva e intensa, avevano una forma fisica più che buona.

Con “forma fisica” non intendo l’essere magri o prestanti, ma semplicemente non avere limitazioni articolari notevoli o dolori che rendono difficile lo svolgimento delle attività di vita quotidiana.

Idee per una sanità migliore: le buone abitudini di una volta

Quando andavo alle elementari (dal 1980 al 1985), periodicamente venivamo visitati da un ortopedico ed un fisioterapista che effettuavano uno screening della colonna vertebrale e monitoravano l’andamento di quei bambini che avevano una scoliosi o qualunque altra patologia a carico della schiena.

Questi screening sono continuati fino agli anni ’90. Infatti, quando ho iniziato a lavorare per la Fondazione Don Gnocchi di Roma, ho conosciuto colleghi e colleghe che periodicamente si occupavano sia dello screening che di organizzare gruppi di ginnastica correttiva nei centri abitati limitrofi alla zona di Ponte Milvio.

Poi, per motivi che non conosco ma che immagino possano coincidere con i famigerati tagli alla spesa pubblica, queste buone abitudini sono scomparse.

Idee per una sanità migliore: facciamo due conti.

Non sono un economista e non conosco a fondo i costi della sanità pubblica, però nel mio piccolo so una cosa.

DI sicuro costa meno far fare un trattamento a settimana di mantenimento/prevenzione per un lungo periodo ad una persona piuttosto che attivare tutta la routine relativa ad una protesi.

La routine che prevede visite ortopediche, preospedalizzazione, intervento, costi della protesi, dimissioni e fisioterapia.

E, comunque, sostituire un ginocchio per artrosi non significa miracolare la persona. Significa che quel ginocchio darà meno fastidio. Ma i danni provocati da una deambulazione difettosa sostenuta per anni non verranno toccati in modo efficace dall’intervento.

Idee per una sanità migliore: la mia idea

Basta poco:

  • reintrodurre screening e monitoraggi in età scolare (magari non facendoli fare da soggetti privati che poi ti allungano il biglietto da visita dello studio…)
  • premiare ed incentivare le abitudini virtuose come una alimentazione sana, una vita attiva e la riduzione dei fattori di rischio.

Idee per una sanità migliore: il modello Bjorn Borg

In questo articolo del Daily Mail è raccontata la storia dell’azienda fondata dalla leggenda del tennis svedese.

La società di Bjorn Borg “obbliga” i dipendenti a fare attività fisica settimanalmente. Portando avanti una tradizione che nel paese scandinavo va avanti dagli anni 80.

Infatti numerosissime aziende incentivano, anche in modo meno “pesante”, la pratica sportiva concedendo, ad esempio, somme di denaro per l’iscrizione a centri sportivi. Somme interamente detraibili dalle tasse…

I vantaggi sono sia per il datore di lavoro (tutta quella serie di attività che generano legame e rafforzano il team building) ma sono anche per il lavoratore che può praticare sport nell’orario di lavoro e con una riduzione della spesa.