Quanto costa un trattamento fisioterapico?

Quanto costa un trattamento fisioterapico?

Oggi affrontiamo un tema spinosissimo: il costo per una seduta di trattamento

Quanto costa un trattamento fisioterapico: alcune cose fondamentali

Partiamo innanzitutto dallo sfatare alcuni falsi miti:

  • il trattamento fisioterapico/riabilitativo/osteopatico va paragonato ad un abito di sartoria e non ad una tshirt comprata al grande magazzino
  • solitamente un trattamento dura 50/55 minuti. Ma potrebbe essere necessario più o meno tempo
  • un trattamento domiciliare ha, ovviamente, costi differenti dal trattamento eseguito a studio

Quanto costa un trattamento fisioterapico: un abito di sartoria

Prendiamo come esempio il più classico dei trattamenti: il trattamento per il mal di schiena.

Prima cosa da dire: ogni mal di schiena è differente. Così come sono differenti le persone!

Il mal di schiena di una persona di 80 anni che ha una vita sedentaria avrà bisogno di un approccio differente dal mal di schiena dell’atleta 25enne o dal mal di schiena del 40enne in carriera.

Quindi non aspettiamoci che il fisioterapista faccia la stessa cosa a tutti e tre i pazienti: il trattamento verrà adeguato alla persona, ai suoi bisogni, alle sue necessità.

Quanto costa un trattamento fisioterapico: cronometro alla mano!

Ebbene sì! In passato mi sono capitati pazienti che reclamavano 5 o 6 minuti che, secondo loro, avrei “scontato” dal trattamento.

Ora, per convenzione e per comodità reciproca, il trattamento dura circa 50 minuti.

Ma ci possono essere casi nei quali il trattamento dura meno (ad esempio nelle persone anziane alle quali è impensabile sottoporre 50 minuti di esercizio attivo o di deambulazione) o magari dura di più (immaginiamo un paziente politraumatizzato che magari ha 3/4 fratture e in un trattamento è utile occuparsi di tutte e tre).

Ci sono, ad esempio, i chiropratici il cui trattamento dura 15/20 minuti. Eppure risolvono lo stesso le problematiche e i pazienti non si lamentano!

Quanto costa un trattamento fisioterapico: in carrozza!

Indubbiamente avere il fisioterapista che viene a domicilio è mooolto comodo!

Ci si accorda sul giorno e sull’orario e poi si aspetta solo che suoni il citofono.

Tutto ciò, però, ha un costo.

Significa che il fisioterapista dovrà spostarsi in città, cercare un parcheggio 8se si muove con la macchina) o pianificare il tragitto (se utilizza i mezzi pubblici). Inoltre dovrà incastrare il trattamento tra altri trattamenti o altri impegni.

Per il fisioterapista, ovviamente, sarebbe molto comodo avere i pazienti che lo raggiungono nel suo studio…ù

Quanto costa un trattamento fisioterapico: e allora?

Allora non esiste una cifra fissa.

Nonc’è il tariffario nè tantomeno il fisioterapistometro che indica quanto costano 10, 20 o 30 minuti di fisioterapia.

Ricordiamoci, per esempio, che potrebbe sembrare degradante chiedere lo sconto o magari dire:”un suo collega mi faceva pagare meno!”.

Un collgea che conobbi anni fa utilizzava questa metafora per i pazienti che chiedevano lo sconto o facevano storie sul prezzo…

“Signora, quando lei va al supermercato e fa la spesa e va alla cassa…che fa? Chiede lo sconto o paga e basta? Perchè se lei oaga e basta al supermercato ed invece chiede lo sconto al fisioterapista significa che per lei il fisioterapista è meno qualificato del banco carne del supermercato….”

Volete evitare fraintendimenti?

Meglio magari chiedere prima il prezzo!

Ginnastica posturale: approfondiamo l’argomento

Nell’ultimo articolo avevamo parlato di ginnastica posturale e, soprattutto, del fraintendimento di base.

Se parliamo di postura e di tecniche che si occupano di trattare i problemi relativi alla postura, allora parliamo di molte cose ma non certo di “ginnastica posturale”.

Proseguiamo, dunque, la nostra analisi.

Ginnastica posturale: chi la prescrive?

CHIUNQUE!

Mi capitano quotidianamente pazienti con prescrizioni di “ginnastica posturale” fatte da quasi tutte le specializzazioni mediche…

Insomma sembra proprio che la ginnastica posturale curi ogni malanno.

In realtà, un trattamento relativo alla postura dovrebbe essere prescritto (con cognizione di causa) da quei medici che ne conoscono effetti, indicazioni, controindicazioni e limiti. Quindi gli ortopedici, i fisiatri e i neurologi.

Ginnastica posturale: cura davvero le ernie e la scoliosi?

No.

SIa che si parli di rieducazione posturale (con queste parole ci riferiamo a tutte quelle metodiche di ambito fisioterapico come Mezieres, Souchard, McKenzie) che si parli di ginnastica dolce, è necessario ricordare una serie di cose fondamentali

  • non esiste la panacea
  • non esiste alcun esercizio o metodo o farmaco che possa far rientrare una ernia discale
  • la scoliosi non si cura
  • le uniche figure professionali autorizzate ad occuparsi di postura sono il fisioterapista ed il chinesiologo

Analizziamo questi tre principi

Non esiste la panacea

Facciamocene una ragione: non esiste alcuna tecnica/massaggio/medicina miracolosa che faccia passare tutti i mali.

Esistono però tecniche/massaggi/medicine adeguate per ogni specifico problema

Non esiste alcun esercizio che possa far rientrare una ernia discale

Su questo blog ho parlato spesso di ernie discali.

Portiamo rapidamente un esempio:

provate a far rientrare il dentifricio uscito in eccesso nel tubetto senza usare alcun ausilio

È praticamente impossibile.

Certo, se tagliamo il fondo del tubetto e lo reinseriamo…o usiamo un utensile come uno stuzzicadenti…

Ma il dentifricio non rientra solo perchè muoviamo il tubetto.

Così come l’ernia non rientra se muoviamo in un determinato modo la schiena.

La scoliosi non si cura

La scoliosi non si cura nè si previene.

Si può migliorare lo stato di salute di una schiena scoliotica per evitare danni peggiori.

Si può rendere e mantenere elastica la muscolatura della colonna vertebrale per far sì che la scoliosi sia di minor fastidio.

Ma non esiste esercizio che possa “raddrizzare” la schiena.

Le uniche figure professionali autorizzate ad occuparsi di postura sono il fisioterapista ed il chinesiologo

La spiegazione è facile e breve.

Se c’è un problema posturale legato ad una patologia o ad un trauma, lo specialista autorizzato è il fisioterapista.

Se è necessaria una attività preventiva del dolore vertebrale o serve una ripresa dell’attività fisica dopo un problema vertebrale, lo specialista autorizzato è il chinesiologo.

Punto

Altre precisazioni…

  • attenzione a quei corsi/gruppi di “ginnastica posturale” con più di 4 partecipanti. Per un professionista è già difficile elaborare un trattamento adeguato con un paziente. Figuratevi con 15 persone in una sala
  • attenzione a chi “insegna” la ginnastica posturale: purtroppo l’abusivismo è dietro l’angolo e di praticoni ne sono piene le paleste (piccolo esempio: in un orario di una palestra ho visto che la ginnastica posturale delle 9 e la lezione di cardiofitness erano tenute dalla stessa persona…quindi forse non era un fisioterapista)
  • attenzione alla ginnastica posturale fatta ovunque: centri anziani, sale parrocchiali, ville comunali. Sarebbe come andare dal dentista nel retrobottega della salumeria o dal commercialista sulle scale di una stazione della metropolitana.

Ginnastica posturale: facciamo chiarezza.

Ginnastica posturale. Se cercate con Google queste due parole, troverete migliaia di risultati.

E troverete anche migliaia di informazioni discordanti.

Vi riporto un piccolo elenco di cose buffe che ho evidenziato sfogliando tra le varie pagine che parlano di ginnastica posturale.

  • miglioramento delle funzioni dell’apparato digerente
  • La ginnastica posturale serve per combattere: scoliosi, lombalgie, ernie, sciatalgie, artrosi e cervicalgie.
  • rivolgersi a uno specialista: un fisioterapista, un fisiatra, un posturologo

Secondo i siti che reclamizzano o sponsorizzano la ginnastica posturale, con questa “ginnastica” si può migliorare di tutto e di più.

Ma andiamo per gradi

Ginnastica posturale: è un termine corretto?

Se parliamo di postura e delle tecniche sviluppate negli anni per il trattamento del mal di schiena o di altre sindromi legate alla colonna vertebrale, dobbiamo usare termini adeguati.

Francoise Mezieres sviluppò il “metodo mezieres” e uno dei suoi libri, nei quali spiegava le basi della sua metodica, era intitolato “La ginnastica statica”

Philippe Souchard, allievo di Francoise Mezieres, ha teorizzato la “Rieducazione Posturale Globale” e lo “Stretching Globale Attivo”

Robin McKenzie, fisioterapista neozelandese, elaborò una tecnica di trattamento e di autotratatmento chiamato “Metodo McKenzie di diagnosi meccanica e terapia”

Mezieres, Souchard e McKenzie sono i nomi che vi capiteranno più spesso tra le righe se cercate informazioni sul trattamento posturale.

Ginnastica posturale: ma allora che cosa è?

La ginnastica posturale, secondo quello che si trova in rete (non esiste alcuna definizione ufficiale o metodica ufficiale o codifica di esercizi ufficiale), è un insieme di esercizi mutuati da decine di discipline il cui scopo è un miglioramento dello stato fisico generale.

Quindi ritroviamo esercizi di stretching, di respirazione, di equilibrio (sia in posizione eretta che in posizione quadrupedica), di rinforzo isometrico…

Esercizi presi dallo yoga, dalle tecniche che abbiamo citato prima (Mezieres, Souchard, McKenzie), dalla danza, dalla ginnastica artistica…

Ci sono esercizi fatti con pesi, bastoni, elastici, rulli, palline…

Quindi, forse, sarebbe meglio parlare di “ginnastica dolce” o di “esercizio globale attivo”.

Ginnastica posturale: chi la dovrebbe insegnare?

Qui si apre un discorso annoso.

Se parliamo di una tecnica/metodica/approccio volto a migliorare uno stato patologico (lombalgia, cervicalgia, dorsalgia…), l’unica figura autorizzata è il fisioterapista.

Se parliamo di un allenamento che ha come scopo la prevenzione e il miglioramento di funzioni motorie in persone sane o comunque sia senza patologie conclamate, allora l’unica figura autorizzata è il chinesiologo (ve lo ricordate? È il laureato/diplomato ISEF o IUSM)

È utile e necessario ricordare che, escluse queste due figure, NON ESISTE ALTRA FIGURA PROFESSIONALE AUTORIZZATA.

Nella prossima puntata affronterò altre questioni importanti riguardo la ginnastica posturale.

Manipolazioni vertebrali

Manipolazioni vertebrali

Non si placa la polemica innescata dalle dichiarazioni di Andrea Vianello, il giornalista RAI che, durante la presentazione del suo libro nel quale racconta la sua vicenda personale, ha dichiarato:

Io (di manipolazione cervicale)ne avevo fatta poco prima che avessi l’ictus, non avevo colesterolo e non c’era altro motivo perché mi colpisse, se non un problema meccanico, anche se non ci sono certezze. Non ci sono numeri su questo, ma c’è l’esperienza dei neurologi, dicono che può succedere ed è una cosa che pochi sanno.

In questo articolo, vi avevo riportato il commento di Dario Vitale, medico ed osteopata (nonchè mio maestro per ciò che riguarda l’arte osteopatica).

Sul sito dell’EOP (European Osteopathic Project) ho ritrovato un articolo del 2010 nel quale si dava spazio ad una considerazione sulle manipolazioni vertebrali fatta da Bertrand Rochard sul quarto numero del bollettino del Syndicat Français Des Ostéopathes e ripreso da About Osteopathy (SBO Belgium), del febbraio 2010 (qui trovate l’originale in francese)

manipolazioni vertebrali
Al centro nella foto, Bertrand Rochard. Alla sua destra, Alain Bernard. A sinistra, Dario Vitale.

Manipolazioni vertebrali: il parere di Bertrand Rochard.

L’articolo lo potete leggere qui, sul sito dell’EOP.

Io vorrei riportare e “spiegare” le frasi che, secondo me, spiegano meglio quale sia il senso e lo scopo delle manipolazioni vertebrali.

Innanzitutto, Rochard critica l’approccio secondo il quale le manipolazioni vertebrali vengono descritte come delle tecniche “forzate e violente”.

I fautori di un’osteopatia “dolce” non hanno fatto che avvalorare questa idea di “pericolosità”.
C’è da dire che normalizzare un’articolazione non è assolutamente un atto contrario alla cosiddetta “dolcezza” tanto auspicata da certi.

Manipolazioni vertebrali: definiamole.

Nel gergo osteopatico, le manipolazioni vertebrali sono definite con la sigla HVLA.

In inglese sta per

  • High
  • Velocity
  • Low
  • Amplitude

Ovvero: Alta Velocità-Piccola Ampiezza

Manipolare un tratto vertebrale significa, quindi, porre in atto una serie di manovre predisponenti alla manipolazione vera e propria che faranno in modo di rendere la manipolazione:

  • BREVE (ossia il movimento impresso all’articolazione sarà di pochi gradi)
  • VELOCE (ossia si cercherà di forzare per il minor tempo possibile)

Ora…Perchè temere tutto ciò?

Manipolazioni vertebrali: ancora le parole di Rochard.

Bertrand Rochard, sempre nell’articolo citato, diceva

Un indispensabile criterio di prudenza non deve diventare un motivo per non agire.
Non ci sono cattive manipolazioni, ma cattivi manipolatori e cattive indicazioni!
Utilizzato con maestria e con conoscenza il thrust rimane uno strumento fondamentale e non pericoloso.

È vero: se non si mette in pratica una buona anamnesi ed una valutazione scrupolosa, si possono fare dei danni anche con l’osteopatia.

Ma se il timore è eccessivo si può scivolare nella “devianza dolce” (così definita da Rochard)

E che dire di un’altra devianza “dolce” che spinge gli osteopati a privilegiare come strumento (osteopatico) la relazione terapeutica?

L’articolo procede nel dichiarare un ritorno all’osteopatia delle origini: basata sull’anatomia e sulla fisiologia, portata avanti con rigore e con i piedi per terra, lasciando ad ognuno il proprio ambito.

Solo attraverso un ritorno ai principi fondamentali, gestito da professionisti esperti, si può raggiungere questo obiettivo.

Manipolazioni vertebrali: la conclusione di Rochard

Bertrand Rochard conclude il suo articolo con una frase che potrebbe suonare strana

Una terapia capace di correre qualche rischio calcolato è sempre preferibile ad un trattamento confortevole ma inefficace

ATTENZIONE! Bertrand Rochard parla di “RISCHIO CALCOLATO” non di “RISCHIO E BASTA”.

Cosa sarà più efficace? Un thrust che può far paura ( ma solo perchè si sente un crack) o un massaggio con olio fatto con le luci soffuse?

Andrea Vianello e l’osteopatia

Oggi prendo spunto dall’attualità per parlare di osteopatia, manipolazioni vertebrali ed Andrea Vianello.

Andrea Vianello e l’osteopatia: una prefazione

Andrea Vianello è un giornalista, conduttore ed exdirettore di RaiTre. Un anno fa è stato colpito da un ictus cerebrale molto grave e, in un libro pubblicato per Mondadori, racconta le tappe del percorso di cura e riabilitazione.

Giovedì 23 gennaio 2020, all’auditorium del MAXXI, ha presentato questo libro e, oltre a raccontare un momento molto pesante della propria vita, ha colto l’occasione per ringraziare, tra tutti, medici e personale sanitario che lo hanno salvato, assistito ed aiutato.

Andrea Vianello e
l’osteopatia: andiamo al dunque

In quella stessa occasione, Andrea Vianello ha parlato anche delle
manipolazioni vertebrali effettuate da osteopati e chiropratici e ha dichiarato

Io ne avevo fatta (di manipolazione vertebrale cervicale) poco prima che
avessi l’ictus, non avevo colesterolo e non c’era altro motivo perché mi
colpisse, se non un problema meccanico, anche se non ci sono certezze. Non ci
sono numeri su questo, ma c’è l’esperienza dei neurologi,
dicono che può succedere ed è una cosa che pochi sanno

Per rispondere a questa affermazione, vi pubblico integralmente il commento del dott. Dario Vitale,
medico chirurgo, osteopata e direttore di una scuola di osteopatia (EOP).

SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA
Sono Dario Vitale,
medico ed osteopata, allievo di Alain Bernard, a
sua volta allievo di John Wernham e Tom Dummer, e quindi mi sento di
rappresentare la memoria storica di quasi un secolo di osteopatia europea.
Posso dire di non avere mai avuto notizia di un incidente manipolativo come
quello, presunto tale, riportato dal giornalista Andrea Vianello, né
direttamente né tramite i miei maestri, per quello che riguarda l’osteopatia
europea per cui ritengo che quanto accaduto – un singolo caso isolato – possa
essere inquadrato come una sfortunata coincidenza.
Umanamente sono dispiaciuto, ma professionalmente mi sento chiamato in causa ed
insultato dalla campagna denigratoria messa in piedi da questo giornalista che
si fa forte del suo potere mediatico per dare libero sfogo al suo risentimento,
comprensibile ma mal indirizzato, citando “…l’esperienza dei neurologi, dicono
che può succedere ed è una cosa che pochi sanno…”.
Bene, i non meglio identificati neurologi, non sanno niente di osteopatia, né
tantomeno conoscono il tanto demonizzato “Thrust” – la manipolazione
vertebrale, per intenderci – che è una tecnica non invasiva, assolutamente non
violenta che viene praticata nel totale rispetto della fisiologia articolare.
E voglio cogliere l’occasione per sottolineare che le mani,
come strumento terapeutico, sono di gran lunga meno pericolose che un
bisturi o un farmaco male usati
.
Altra cosa anomala è che da nessuna parte non si trova il minimo cenno
al co-protagonista di questa incresciosa vicenda, osteopata o chiropratico che
sia, che – se ci fosse un minimo sospetto di responsabilità – dovrebbe essere
attualmente alle prese con un avviso di garanzia.

Non c’è traccia di lui, un fantasma di cui la pubblica opinione si sta servendo
per massacrare non solo una categoria, ma un corpus dottrinario.
Spero per lui che sia abilitato a lavorare in ambito sanitario e che abbia alle
spalle un ordine che possa prendere le sue difese e non sia invece un altro
poveraccio sformato dai diplomifici fasulli che infestano il panorama
dell’offerta formativa in osteopatia.
Resto a disposizione per qualsiasi confronto,
Dario Vitale, medico
chirurgo osteopata OdM – CE 3841

Andrea Vianello e
l’osteopatia: le conclusioni

Il commento del dott. Dario Vitale si comprende molto facilmente e non ha
bisogno di alcuna spiegazione.

Vorrei però farvi riflettere su una sola cosa (molto italiana).

Se davvero l’ictus che ha colpito Andrea Vianello fosse stato causato da una
manipolazione vertebrale eseguita da un osteopata…per quale motivo la notizia
non è corredata di nomi, cognomi e certezze quali “l’ictus è stato causato
SICURAMENTE dalla manipolazione”?

Il giornalista, infatti, ha dichiarato

Non ci sono numeri su questo, ma c’è l’esperienza
dei neurologi
, dicono che può succedere ed è una cosa
che pochi sanno

 

Gli ausili per la deambulazione: i deambulatori

Come promesso, affrontiamo oggi l’argomento “deambulatori”.

Mentre per i bastoni canadesi la distizione era molto semplice (bastava distinguere tra canadesi, grucce e tripodi), per quanto riguarda i deambulatori la questione si complica.

Per praticità e per evitare una lunghissima lista della spesa, ci limiteremo a cercare di capire cosa serve veramente in un deambulatore.

I deambulatori: quale è il migliore?

Non esiste un deambulatore migliore di altri. Così come non esiste una automobile migliore di altre ma esiste l’automobile più adeguata alle nostre esigenze.

Quando si sceglie un deambulatore, bisogna innanzitutto valutarne la manegevolezza sia da parte del paziente che da parte di chi assiste.

Un deambulatore pesante, ingombrante e difficile da ripiegare sarà solo un impiccio e scoraggerà chi lo deve usare.

Valutare quindi:

  • l’uso che se ne deve fare (solo in interni o anche in esterni?)
  • l’utilizzatore (se chi lo usa è un anziano con poche forze, sarà meglio orinetarsi verso un ausilio leggero e facilmente richiudibile)
  • la casa e la città in cui si vive

L’ultimo punto, per certi versi, è il più importante, secondo me.

Spesso ho visto comprare dei deambulatori che, una volta montati, uscivano a stento dalla stanza del paziente. E, con maggior difficoltà, entravano nell’ascensore.

Così come misuriamo le porte e gli spazi di manovra dentro casa quando compriamo un divano o un mobile, facciamo la stessa cosa quando acquistiamo un deambulatore.

I deambulatori: guida pratica alla manutenzione.

Mentre per le canadesi bastava una regolazione in altezza, un controllo ai tappi di appoggio e, al massimo, del nastro antiscivolo sulle impugnature, per i deambulatori la questione si complica.

Innanzitutto è necessaria una regolazione di più parti:

  • le maniglie
  • gli eventuali appoggi sottoascellari
  • l’altezza di eventuali sedili
  • la tensione dei cavi che comandano i freni

La regolazione iniziale sarà poi la base per una manutenzione periodica.

Controllare spesso che non ci siano polvere, laniccia, peli o capelli ad incastrarsi nei meccanismi delle ruote.

in questo caso, non solo lo scorrimento sarà compromesso ma spesso sarà anche difficoltoso manovrare il deambulatore aumentando in modo esponenziale la fatica di chi lo utilizza.

Controllare che le rotelle sottoposte ai freni siano in ottimo stato: un po’ come i pneumatiic dell’automobile, controlliamo che le rotellete siano integre e che oppongano la giusta resistenza ai freni.

Controllare che i freni si azionino in modo efficace ma soprattutto funzionale: un freno che è difficile da azionare e difficile da rimuovere è un freno inutile.

Pieghiamoli spesso e manteniamo lubrificate le parti piegevoli: solo in questo modo prenderemo dimestichezza con i meccanismi e non ci troveremo in situazioni difficili in caso di trasporto del deambulatore in auto.

I deambulatori: le strade e l’uso in esterni

Dentro casa, il deambulatore va tranquillo e senza difficoltà. Ma si tratta di una situazione particolare: pavimenti senza asperità, spazi che si conoscono bene, numerosi punti in cui sedersi anche senza usare lo sgabellino del deambulatore.

In esterni le cose cambiano radicalmente.

Ricordiamoci che le pavimentazioni stradali e dei maricapiedi non sono sempre ottimali e che, salvo eccezioni, i deambulatori non hanno ruote tacchettate e freni a disco.

Altro fattore da considerare è che quando andiamo in esterni con il deambulatore, lo esponiamo a polvere, terra, acqua, umidità. Potrebbe essere utile, se si esce con regolarità, una pulizia sommaria delle parti che vengono più a contatto con il terreno e che potrebbero risentire di umidità o di scorie che vanno a infilarsi nei meccanismi delle ruote o dei freni.

I deambulatori: piccola galleria

Qui di seguito, vi propongo una piccola galleria di immagini di deambulatori.

Come potrete vedere ce ne sono veramente di tutti i tipi.

Come già detto per i bastoni canadesi, il consiglio è di farsi aiutare nella scelta da un fisioterapista o da un tecnico ortopedico.

Queste figure, infatti, potranno essere di fondamentale aiuto nella scelta dell’ausilio più adeguato.

i deambulatori
i deambulatori
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